La storia che voglio raccontare accade curiosamente proprio nel giorno della condanna a Berlusconi a quattro anni per frode fiscale; una condanna che ha generato la consueta reazione di sdegno nei suoi avvocati e nel Pdl che hanno parlato (tanto per cambiare) di accanimento giudiziario, arrivando addirittura a chiedere l’ergastolo per i giudici. Potremmo pensare che questa ostentata insofferenza rispetto alla legge e la presunzione di intoccabilità, accada semplicemente per lo strapotere e la ricchezza del Cavaliere.
Il fatto che voglio raccontare, invece, ci porta a riflettere su quanto, purtroppo, questo ventennio di “diseducazione collettiva” a reti unificate abbia abbruttito il nostro paese. Ma al contempo, per fortuna, non sia riuscita a piegarlo fino in fondo.
 
Sono le 8,30 circa di questa mattina quando Andrea Artioli passa vicino alla scuola elementare di via Cuneo, a Carpi, rientrando a casa da una salutare corsetta mattutina. L’occhio gli cade casualmente su un’auto parcheggiata nello spazio per disabili, senza il dovuto contrassegno. Si ferma a guardare un istante. Dall’interno dell’auto, il proprietario, che sta accompagnando a scuola i due figli, gli rivolge la parola indispettito: “C’è forse qualcosa che non va?”
Andrea, un uomo buono, un pacifista ed ecologista che ho avuto la grande fortuna di conoscere personalmente, gli risponde pacatamente, come è nel suo stile, con limpido senso civico“Non si potrebbe parcheggiare nello spazio per disabili”.
 
L’uomo non perde un attimo, scende dall’auto ed aggredisce Andrea iniziando a prenderlo a pugni; lo colpisce violentemente al volto, ripetutamente, davanti agli occhi increduli di tanti genitori che stanno accompagnando i propri figli a scuola. Andrea non reagisce, mette le mani dietro alla schiena dimostrando un coraggio e una forza d’animo che successivamente i passanti dichiareranno stupefacente. Sono quegli stessi passanti a gettarsi sull’uomo per bloccarlo, per poi chiamare la polizia e testimoniare l’accaduto. Ferito e infine svenuto per i tanti colpi ricevuti, Andrea viene portato in ospedale per accertamenti e cure. Gli viene fatta anche una Tac alla testa per scongiurare possibili traumi interni. L’ho sentito al telefono, ora per fortuna sta meglio, anche se gli è stata ordinata una settimana di riposo assoluto da parte dei medici.
 
Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un triste ma tutto sommato “normale” fatto di cronaca, non degno di particolare attenzione. Io credo invece che -come ci ha insegnato Martin Luthe King– non si debba tacere di fronte a simili barbarie e sia opportuno prendersi almeno un momento per una riflessione. Anzitutto vorrei sottolineare quanto Andrea sia una persona squisita, dolce, affabile, mai scortese o capace di provocazioni. Chiunque lo conosca può testimoniarlo. Non c’è dunque nulla che possa in qualche modo “giustificare” la violenza di questo incivile che lo ha aggredito brutalmente, se non la volontà di difendere un qualcosa -vissuto come sacrosanto– che potremmo quasi definire come il “diritto all’illecito“. Questo mi pare il frutto del messaggio, diffuso costantemente in questi anni, che la furbizia è virtù, mentre l’onestà è una cosa da fessi. Un messaggio devastante su un piano educativo e culturale, che lascerà tracce a lungo, specialmente nei giovani, cresciuti con questa scala di disvalori.
 
La profonda convinzione di essere dalla parte della ragione nel difendere questo inviolabile “diritto alla furbizia” -anche quando questa comporti illeciti- ha spinto questo villano a pensare di poter compiere impunemente un’aggressione in pieno giorno e davanti a tanti testimoni, quasi fosse lui ad avere subito un sopruso.
Oltretutto questo è accaduto dinanzi agli occhi dei suoi figli e di tanti altri bambini, proprio all’ingresso di una scuola elementare. Se diciamo, e a ragion veduta, che l’esempio è decisivo in educazione, mi pare che quanto accaduto si commenti da solo!
 
Ma in questa triste e incredibile vicenda, per fortuna, di esempi ce n’è anche un altro e brilla per pulizia e dignità: è quello di Andrea il cui coraggio e la concreta testimonianza di nonviolenza, se non sono riusciti nell’immediato a generare nell’aggressore la “autoconsapevolezza della propria ingiustizia” (per dirla come Gandhi), hanno perlomeno mostrato una coerenza, fermezza e determinazione nella pratica nonviolenta che hanno portato a riflettere tutti i presenti, negli occhi dei quali le sue braccia incrociate dietro alla schiena rimarranno a lungo come un messaggio indelebile.
 
Cavaliere, mi consenta, lei ha incassato una duplice sconfitta. Nonostante tutto, non è riuscito a piegare tutti. Qualcuno -chiamateci pure fessi- cammina ancora a testa alta, pur se in mezzo a tanta “ordinaria” furbizia e inciviltà.