Oggi alle 16 a Roma, il Ministro degli Interni Cancellieri incontrerà,  nella sede del Viminale, il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello, protagonista e vittima del vergognoso confronto con il Prefetto di Napoli: Andrea Di Martino. Padre Maurizio sarà accompagnato da una delegazione del “Coordinamento Comitati Fuochi”, con cui collabora, al fine di sensibilizzare le istituzioni sul problema del traffico illecito di rifiuti tossici ed industriali  che da anni avvelenano le province di Napoli e di Caserta. Il “Coordinamento Comunicati Fuochi”, composto da decine di associazioni attive sul territorio del casertano e del napoletano, «considera  l’episodio del confronto tra Padre Maurizio e il Prefetto solo un incidente di percorso che deve servire a portare alla ribalta nazionale la vera questione, che è quella dello smaltimento illegale di rifiuti industriali e dei roghi tossici che causano incrementi di tumori ed altre malattie nella nostra regione». 

In queste terre si muore perché si somiglia o si possiede la stessa macchina di qualcuno, per un complimento e uno sguardo di troppo, per appartenere o conoscere una persona, per aver denunciato o più semplicemente essersi ribellati ad un sopruso, per aver camminato nel posto sbagliato, nell’orario sbagliato e infine per aver respirato. Qualche anno fa, in un racconto, ragionavo sul fatto che al Sud siamo colpevoli di essere nati. Qui nessuno può considerarsi completamente innocente e tutti siamo egualmente colpevoli. Perché non basta ribellarsi, non basta denunciare, non basta scegliere di essere persone oneste, di stare dalla “giusta parte”, perché all’improvviso arriverà il fato a ricordarci di essere comunque colpevoli d’essere innocenti. E allora inizi a chiederti: perché è successo proprio a me, a mio figlio, a mio padre, al mio amico? Forse una risposta non esiste, così come non esiste un perché da domandarsi. L’unica logica possibile in un mondo impossibile è che la colpa e l’innocenza sono attributi di una morale che non esiste, proprio come lo Stato.