Roberto Formigoni travolto dagli scandali annuncia che la data delle urne a Palazzo Lombardia è vicina. E spuntano i primi possibili candidati. Se Gabriele Albertini si era proposto dalle colonne del Corriere della Sera e Matteo Salvini è il nome su cui potrebbe convergere una l’alleanza di centrodestra, a dare la sua disponibilità oggi è Roberto Maroni. Il segretario della Lega, intervistato dal quotidiano di via Solferino, spiega che “la massima ambizione di un federalista, senza dubbio, è quella di poter governare la propria regione. Per quanto mi riguarda – prosegue-, ne sarei onorato e posso anche dire che sarebbe per me certamente più importante e gratificante che non fare il ministro. Posso dirlo, visto che ministro lo sono già stato tre volte”. Ma, specifica, “è ovvio che non sarà certo questa la condizione per la prosecuzione dell’alleanza”, perché “non è una questione personale”.

Secondo il segretario del Carroccio, che al consiglio federale di domenica aveva deciso di indire l’election day e un referendum per il candidato al Pirellone, Formigoni deve “mantenere i nervi saldi” e specifica: “Anche io, se avessi dovuto dare ascolto soltanto alla pancia avrei dovuto staccare subito la spina alla giunta lombarda”. Maroni ribadisce i tre punti dell’accordo: “azzeramento dell’attuale giunta, nuova legge elettorale, approvazione della legge di bilancio entro Natale. Cose che – sottolinea – io torno certamente a sottoscrivere anche ora. E dunque, la Lega non ha rotto alcun patto. Io – precisa il segretario – non ho preso alcun impegno per arrivare al 2015“.

Il ‘patto’ a cui fa riferimento era emerso dall’incontro romano tra lui, Alfano e Formigoni, che il ‘Celeste’, a fronte delle richieste di via Bellerio, credeva fosse stato violato. Maroni, al contrario, ribadisce che adesso la Lega vuole “esattamente quanto previsto dall’accordo di giovedì scorso. Penso che quanto abbiamo davanti richieda qualche mese. Fatte queste tre cose, si può andare al voto, lo stesso Alfano ha detto che non si può andare al voto nel 2015”. Ed evidenzia i vantaggi economici dell’election day proposto dal suo partito: “Accorpare le politiche alle regionali consentirebbe di risparmiare qualcosa come 50 milioni di euro. Mi chiedo: in un momento di crisi come questo, è giusto spendere una cifra del genere per anticipare le elezioni lombarde di qualche settimana?”. A Formigoni, Maroni ricorda che “non c’è stato alcun tradimento da parte nostra, ma in queste condizioni, continuare come se nulla fosse era impossibile”. L’asse Lega-Pdl, però, non si incrina: “in Lombardia – conclude – siamo alleati e la Lega non ha rotto questa alleanza che anzi, può continuare. Ma la sola idea di contiguità con la ‘ndrangheta è insopportabile e richiede la massima discontinuità”.