Nessun chiarimento della sua posizione al giudice che lo ha interrogato sul presunto acquisto di voti dalla ‘ndrangheta trapiantata al Nord e altri reati. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Domenico Zambetti, l’assessore lombardo del Pdl arrestato il 10 ottobre per voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Davanti al gip Alessandro Santangelo, il politico non ha risposto alle domande nel primo interrogatorio di garanzia. Secondo quanto ha spiegato il suo legale, l’avvocato Giuseppe Ezio Cusumano, Zambetti ha r rilasciato alcune dichiarazioni spontanee per affermare di non aver “mai avuto niente a che fare con la ‘ndrangheta”.

Secondo il suo legale, Zambetti ha scelto di non rispondere alle domande del giudice “non per strategia processuale, ma solo perché non ha ancora avuto tempo di leggere l’ordinanza che lo riguarda e per problemi di salute”. L’assessore, a cui il presidente Formigoni ha tolto tutte le deleghe subito dopo l’arresto, si sarebbe comunque detto “disponibile a chiarire tutto al più presto”. Il legale ha spiegato che Zambetti avrebbe conosciuto alcuni esponenti delle cosche calabresi, tra cui Eugenio Costantino, indicato dagli inquirenti come referente del potente clan di ‘ndrangheta dei Mancuso, nelle vesti di persone “che lo stimavano e che volevano dargli un appoggio”. Solo poi si sarebbe accorto che erano personaggi della criminalità organizzata, ma, ormai stretto nella loro morsa, avrebbe avuto paura a denunciare. “Voglio sottolineare – ha aggiunto il legale – che l’interrogatorio di oggi si è svolto nella massima serenitàe che Zambetti è rimasto molto colpito dall’umanità dei carabinieri che lo hanno arrestato”.