“Mi rendo conto che la mia candidatura dà fastidio e che si tenti di montare una macchina del fango per dividere, in questo caso, il fronte delle donne…..”.

Con queste parole Laura Puppato, consigliera regionale del Veneto e candidata alle primarie del Partito democratico, ha commentato nei giorni scorsi, un articolo di Alberto Capece Minutolo sul blog Il Simplicissimus che criticava il suo ruolo di promotrice della nuova legge regionale del Veneto che disciplina “le iniziative dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie”. Una legge nata da un compromesso dopo la bocciatura di una legge di iniziativa popolare promossa dai movimenti contro la 194 che avrebbe  permesso ai rappresentanti delle associazioni antiabortiste di “dissuadere con  ogni mezzo” le  donne dalla scelta dell’aborto.

Grazie a questa legge, approvata con 33 voti equamente distribuiti tra Pd, Pdl e Lega, le associazioni private potranno entrare nei reparti ospedalieri, nei consultori e nelle strutture socio-sanitarie dove si pratica l’aborto per “informare sui diritti dei cittadini con riferimento delle questioni etiche e della vita”.

In attesa che la Regione Veneto detti il regolamento di applicazione delle legge e i criteri di selezione delle associazioni, molte sono le domande e i dubbi sul significato di questa legge regionale in un contesto in cui l’obiezione di coscienza di medici e paramedici sta di fatto svuotando la legge 194 che, negli articoli 2 e 5, già, dispone che il personale socio sanitario qualora ravvisi nelle donne, dubbi o impedimenti che ostacolino la scelta della maternità, forniscano tutte le informazioni e il supporto necessari ad aiutarle per proseguire la gravidanza.

Mi soffermo a pensare a quella frase riferita all’articolo come ad “macchina del fango per rompere il fronte delle donne”. Ma Laura Puppato è davvero con le donne su quel fronte, per uscire dall’oscurantismo che tenta sempre di negarne i diritti e la libertà di scelta?

Chi sta sul fronte con le donne? Sui corpi delle donne la politica non dovrebbe mediare (e quando lo fa è al ribasso) o agitare vessilli. Le battaglie non sono quasi mai per noi e i nostri corpi  ma quasi sempre su di noi e sui nostri corpi.

La 194 è una legge che ha sottratto le donne all’aborto clandestino, garantendo loro assistenza sanitaria e cure adeguate, sostenendo l’autodeterminazione delle donne nella scelta della maternità,  ma è una legge che rischia di diventare inapplicata. In Molise, Sicilia, Campania, Bolzano la percentuale dei medici obiettori tocca ormai l’80%, in Basilicata è oltre l’85%, in tutto il territorio italiano si è ormai arrivati al 70%.  Quando poi le donne abortiscono rischiano di vedersi negata l’assistenza nei reparti di ginecologia o di ricevere umiliazioni e offese, come testimonia il libro Abortire tra obiettori che in questo passaggio così commenta quello che vivono le donne: “Le pazienti nei reparti di Ivg sono vessate, colpevolizzate inutilmente, sottoposte a trattamenti invasivi aggiuntivi. La storia dell’Ru486 nelle tecniche abortive, è una storia costellata di insensati veti e di passaggi burocratici che hanno rivelato  che il mondo della scienza in Italia è un mondo “etico” dove la coscienza del medico è prioritaria rispetto alla salute delle donne, e dei pazienti in generale”.

Quante altre coscienze portatrici di una loro etica, dovranno intromettersi in quella scelta tutta intima e personale delle donne, di portare avanti una gravidanza oppure no?

Da chi sta sul fronte con le donne mi aspetto che si impegni per una piena applicazione della legge 194, contro lo svuotamento della legge operato dagli obiettori e che sottragga le donne al rischio di tornare all’aborto clandestino o di essere sottoposte ad una sorta di caccia alle streghe in un momento critico e delicato della loro vita. Ma forse sto su un altro fronte rispetto a quello di Laura Puppato.

Nadia Somma