“Il pagamento di una tranche dei prestiti internazionali non risolverà tutti i problemi della Grecia”. Angela Merkel, che per l’occasione ha indossato la stessa giacca della gara di calcio Germania-Grecia, di fatto smentisce la troika e finalmente dice il vero sulla crisi greca. Una criticità strutturale che prestiti ponte miliardari non stanno riuscendo sanare, come dimostrano tutte le analisi oggettive su debito, Pil e sui valori occupazionali e su una ripresa economica che semplicemente non c’è. In occasione del bilaterale tra il premier Samaras e la cancelliera tedesca, la capitale greca è stata scossa da una giornata di manifestazioni e aspri scontri con le forze dell’ordine. Massiccio lo spiegamento di poliziotti in tenuta antisommossa che hanno creato un cordone di sicurezza dinanzi al parlamento, al Megaro Maximos dove si è svolto il bilaterale; oltre che dinanzi all’ambasciata tedesca, americana e al Goethe Institut.

Proteste a piazza Syntagma – Cinquantamila almeno i cittadini scesi in piazza e coordinati dai tre sindacati nazionali per dire “no” al memorandum che si abbatte sui ceti più deboli e per la cui ultimazione (ovvero l’ulteriore tranche di prestiti da 31 miliardi) servono tagli per altri 12 miliardi di euro da effettuare su stipendi, pensioni, sanità e welfare. 217 persone sono state arrestate e 24 fermate. 3 manifestanti e altrettanti poliziotti invece sono stati portati in ospedale. Il cancelliere ha avuto un “assaggio” delle pulsioni sociali che in questi tre anni hanno attraversato il paese intero quando è transitata davanti all’ospedale Dunant. I dipendenti, i medici e gli infermieri le hanno indirizzato fischi e lanciato bottiglie di acqua. La visita rappresenta senza dubbio un passo in avanti nelle relazioni fra i due paesi, come confermano le parole della stessa cancelliera: “Non sono venuta qui per guardare dall’alto in basso, sono venuta qui come alleata e amica. Credo fermamente nel fatto che la Grecia supererà le difficoltà. Non siamo alla fine del percorso, ma sono stati fatti passi importanti. Vorrei aumentare gli aiuti destinati alla Grecia, i requisiti al momento ci sono, ma dobbiamo aspettare la relazione della troika. Molto è stato fatto, ma molto si deve ancora fare e stiamo collaborando per raggiungere i risultati sperati”. E poi ha aggiunto: “Quello che è in gioco adesso è il destino dell’Unione europea stessa”.

Samaras: “La Grecia non uscirà dall’euro” – “Il fatto che la cancelliera tedesca sia oggi in Grecia è la prova che non siamo in quell’isolamento politico vissuto negli ultimi mesi: abbiamo fatto degli errori ma abbiamo subito un isolamento che non meritavamo”, ha detto Samaras. Il premier greco ha descritto l’Europa come “la nostra casa comune” e ha sottolineato che ha avuto l’opportunità di spiegare alla Merkel che la Grecia “servirà i suoi obblighi”, oltre ad aggiungere che l’uscita dall’Unione europea per la Grecia “non è praticabile”. Ma ha rilevato che l’obiettivo è quello di “uscire dalla recessione e dalla disoccupazione che davvero paralizza l’economia”. Ciò implica, ha aggiunto, che la Grecia resterà nell’euro e realizzerà i cambiamenti strutturali, definendo il consolidamento fiscale una priorità al pari del memorandum. “Il popolo in questo momento sanguina – ha continuato – ma è determinato a restare nell’euro”. La replica del capo delle opposizioni Alexis Tsipras arriva dalle colonne del Guardian: “L’Europa può sopravvivere alla crisi provocata dalla austerità, solo se ridisegnata da e per il popolo”. E aggiunge: “L’economia greca si è ridotta di oltre il 22% dipendenti e pensionati hanno perso il 32% del loro reddito. Così si impedisce all’economia di tornare a crescere. L’obiettivo non è quello di risolvere la crisi del debito, ma di creare un nuovo quadro normativo in Europa, sulla base di manodopera a basso costo, un ricatto politico ed economico per convincere o costringere i cittadini europei di accettare i pacchetti di austerità senza alcuna reazione. La politica della paura e di estorsione seguiti in Grecia è il miglior esempio di questa strategia”.

Ma fuori dai palazzi del potere l’atmosfera è stata tutt’altro che amichevole. Scontri si sono verificati nei pressi di piazza Syntagma con manifestanti che inneggiavano slogan contro i tedeschi e contro frau Angela: “Via gli imperialisti”, “No al quarto Reich”, “Fuori la Merkel, la Grecia non è una colonia”. Una trentina di persone hanno tentato di sfondare la protezione eretta dagli agenti a pochi metri dal parlamento ma la polizia ha replicato con un lancio di gas lacrimogeni. Una bomba molotov è stata scagliata contro il prestigioso hotel Britannia, che si affaccia sulla piazza del parlamento. In tutto 90 gli arresti attorno a piazza Syntagma, dove i manifestanti hanno bruciato anche una bandiera con la svastica, e tra i fermati c’è anche un dirigente del partito di sinistra Syriza.  I manifestanti sono riusciti a lanciare bottiglie e altri oggetti al passaggio del corteo e alcune vetture sono state colpite. Da un primo bilancio ci sarebbero stati tre arresti e 35 fermati, tra cui un dirigente del partito di sinistra Syriza. Si calcola che siano 30-40mila gli attivisti che hanno ignorato il divieto di manifestare imposto dal governo, raccogliendo l’appello dei sindacati Adedy e Gsee a protestare contro le nuove misure di austerità richieste dalla troika al governo greco e contro la visita della cancelliera. 

Nell’incontro ateniese all’interno del Megaro Maximos, al centro della discussione c’è stata la richiesta greca di proroga che Samaras avanzerà verosimilmente in occasione dell’eurovertice del 18 ottobre. Ruolo delicato sta svolgendo anche il coordinatore della task force tedesca, il signor Fouchtel, che avrà il compito materiale di travasare sul territorio ellenico il know how tedesco in svariati ambiti come sanità, ambiente e informatizzazione, utile alla modernizzazione della “macchina statale” di Atene.

Papoulias: “La nostra resistenza è quasi esaurita”–  La giornata è proseguita con l’incontro con il presidente della Repubblica Karolos Papoulias che, commentando l’incontro tra Merkel e Samaras ha spiegato: “Abbiamo quasi esaurito la nostra capacità di resistenza”. La cancelliera ha poi incontrato un folto gruppo di imprenditori greci e rappresentanti delle aziende tedesche che operano in Grecia, come Siemens, Ote, Bauer presso l’Hotel Hilton. Presenti anche i rappresentanti delle tre maggiori banche greche, nazionali, Alpha Bank e Eurobank. Con sullo sfondo due notizie per così dire “burocratiche” che confermano le voci di frizioni all’interno della troika nel merito e nel merito del piano.

Da un lato il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, che al termine del Consiglio Ecofin a Lussemburgo dice che una nuova tranche di aiuti di circa 31 miliardi di euro sarà concessa alla Grecia (“che sta facendo progressi”) al più tardi entro novembre. Dall’altro la stroncatura da parte del Fondo Monetario Internazionale che, in occasione di un rapporto di monitoraggio fiscale, asserisce che Atene si troverà in una recessione “più pesante del previsto e scostamenti nell’attuazione delle misure fiscali complicano il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di riduzione del deficit”. Come dire che l’Fmi non crede alla capacità greca di mantenere gli impegni e valuta anche un debito al 152,8% del Pil entro il 2017, a fronte di un obiettivo fissato del 137,3%. Lecito chiedersi dunque: a cosa serve proseguire nel memorandum se chi lo ha prescritto non scommette un euro sulla sopravvivenza del malato Grecia? Come si domanda anche il francese Le Monde in un editoriale: “E se la troika avesse portato la Grecia al fallimento?”.

@FDepalo