Il giorno 31 maggio 2012 sul «pacchetto n. 20» dal titolo «Il Maggiordomo? No, grazie! Preferisco la cuoca!», scrivevo:

«Genova 31 maggio 2012. – Non credo che Paolo Gabriele, il cameriere del papa sia responsabile di alcunché. Al contrario penso che lo abbiano pagato per recitare una parte drammatica perché in Vaticano, per il clima omertoso che regola la vita interna, ammantata di finta preghiera e nuvolette d’incenso, non si può accusare un cardinale e tanto meno si può dire che l’attuale segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, è senza onore, senza fede, senza dignità e senza intelligenza: una testa di legno coperta da un berretto a punta che galleggia in giochi più grandi di lui che non sa nemmeno gestire. Bertone, cardinale senza Dio e senza fede, è malato di protagonismo e di bieco potere; non manca ogni occasione per fare la prima donna (l’abito lungo nero filettato o rosso porpora è di prassi!), ruolo che gli piace tanto. Per colpa del papa, si trova a capo della cricca che sta distruggendo quel che resta della credibilità del papa stesso che ne aveva pochina di suo, nonostante tutti si affannano a presentarlo come «grande teologo». Se lo fosse, lo dimostrerebbe non avendo paura e affrontando la vita come è e non come la immagina o scappando».

Oggi, a processo iniziato e quasi finito (poi parlano dei tempi biblici del Vaticano), rinnovo parola per parole e anzi vado oltre. Paoletto, il trafugatore, riceverà una condanna né piccola né grande, ma una via di mezzo per non perdere la faccia; poi la grazia dal papa arriverà come un dono natalizio e tutto finirà a tarallucci e vino. E’ salva l’apparenza della giustizia; restano intatti i segreti indicibili di ciò che realmente è successo; la baracca vaticana è salva; nessun cardinale o monsignore è indagato; la guerra tra bande interne è sepolta sotto la coltre d’oltre Tevere; il papa può esprimere la sua magnanimità; tutto riprende come prima, più di prima, peggio di prima. Fra alcuni mesi Bertone darà le dimissioni e in curia tireranno un sospiro di sollievo.

Protocollo e apparenze sostituiscono Vangelo e verità, nonostante le encicliche e i proclami. In sostanza, ufficialmente, non è successo nulla e se qualcosa è accaduto nel frattempo, il papa accudiva la gattina, lustrava le scarpette rosse e lo Spirito Santo era emigrato alle «Setteshelles» a prendersi un po’ di meritato sole perché a forza di stare in Vaticano ha rimediato osteoporosi, cervicale, stress da paramenti, depressione, disperazione e coliche intestinali. Povero Spirito, abbandonato senza nemmeno essere stato sedotto.