Raramente la vita offre una seconda occasione. Al team di Ballarò è capitato ieri: dopo aver creato dal nulla Renata Polverini -sconosciuta sindacalista resa personaggio grazie a 19 (diciannove!) presenze dal 2007 al 2010 nel programma più seguito di RaiTre- e averla proiettata alla Presidenza della Regione Lazio, ospitarla in studio il giorno dopo le sue dimissioni poteva essere una catarsi.

Nessuno più di coloro che l’hanno promossa e resa credibile all’opinione pubblica, infatti, aveva il diritto-dovere di chiederle conto del disastro partitocratico avvenuto sotto i suoi occhi. E invece nulla. 

Partiamo dagli ospiti: il solito Antonio Di Pietro, che avrà tanti meriti ma della Regione Lazio diciamo non è uno specialista ed è stato messo subito sotto schiaffo dall’ex governatrice tirando fuori vecchi scheletri nell’armadio di cui magari neanche sapeva nulla. E poi una new entry: Alessandra Moretti per il Pd, da pochi giorni portavoce del candidato alle primarie (quali? boh) Bersani.

Il copione era già scritto: rigenerazione della Polverini a nuova vita politica, magari in futura salsa casiniana, scaricando veleno e responsabilità sui suoi alleati Pdl del giorno prima. Ovviamente assenti.  A Floris tutto il peso delle domande scomode. Ciascuno di noi ne ha pensate molte, nessuno le ha sentite. C’era Gianantonio Stella, è vero, ma il segugio che da settimane segue l’affaire Polverini è Sergio Rizzo. Chissà, avrà avuto da fare.

Si dirà: ma invitare la Polverini era il fatto del giorno, garantisce audience. Benissimo, ma perché evitarle un contraddittore vero? Pensate poi che audience riproporre a due anni di distanza dal voto un faccia a faccia tra Renata Polverini e Emma Bonino. Roba da chiedere un sovrapprezzo agli inserzionisti pubblicitari.

No no, impossibile: pur di non fare mea culpa per aver dato così tanta credibilità a un personaggio i cui limiti erano da subito evidenti, a Ballarò hanno trovato conveniente, necessario, stare al gioco della Polverini. Simul stabunt vel simul cadent. Caro Floris, quando ci si lascia sfuggire un’occasione, si finisce col passare il resto della vita nel tentativo di ritrovarla. Specie quando si tratta di una merce rara: la credibilità.

Ps: Ieri sera ho chiamato i responsabili di Ballarò, chiedendo di intervenire telefonicamente per correggere le falsità che erano state dette in trasmissione, in particolare rispetto al fatto che tutti i gruppi regionali si erano comportati allo stesso modo. Mi hanno cortesemente risposto che non prendono telefonate. Che scemo mi son detto, non sono mica Silvio Berlusconi; avrei persino accettato il contraddittorio. A quel punto mi hanno proposto di scrivere qualcosa che leggesse Floris, specificandomi “anche ampia, comprensiva di considerazioni politiche”.

Dopo aver chiarito che l’indomani avrei comunque reso pubblico quanto successo, ho scritto il seguente messaggio:

“1) non è vero che tutti i partiti erano nell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale che all’unanimità ha aumentato i soldi ai gruppi: ne fanno parte Pdl, Udc e Lista Polverini e due partiti di opposizione ma non i Radicali;

 2) i riflettori sul fiume di denaro che passa per i gruppi regionali si sono accesi solo dopo che i due consiglieri regionali radicali hanno pubblicato online- per la prima volta in Italia- quanto aveva preso il loro gruppo e come li avevano spesi. Grazie a questi dati Rizzo ha scritto l’articolo che ha fatto esplodere l’attenzione dei media e sono arrivate le paginate su Fiorito & co.;

3) vorrei chiedere alla Presidente Polverini se i manifesti abusivi che oggi hanno tappezzato Roma con la sua faccia a firma “Città nuove” (la sua associazione), evadendo oltre 20 mila euro stimabili di tasse comunali non pagate, li ha commissionati lei e chi li ha pagati.”

Floris ha letto sbrigativamente solo il primo punto e lasciato libera la Polverini di attaccare i radicali dicendo “vero, ma i soldi li hanno presi”, senza che nessuno ricordasse una differenza non da poco, ovvero che i due Radicali erano stati gli unici ad aver pubblicato online per quali iniziative politiche li avevano spesi. In studio non si sono chiesti neanche chi fossero i due partiti di opposizione che erano nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale. Ah già, erano quelli presenti in trasmissione.