“Sono dispiaciuto di non poter assolvere alla Tua richiesta”. È il 21 giugno 2011 quando il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, risponde alla lettera di un consigliere Udc. Una lettera che, spedita cinque giorni prima, il 16 giugno, chiedeva trasparenza sulla distribuzione dei rimborsi ai gruppi. Nella lettera, il consigliere centrista chiede di visionare le delibere dell’ufficio di presidenza, citando espressamente la legge regionale n.6 del 15 marzo del 1973, comma 3 bis. È la norma a base dei rimborsi alle spese dei gruppi. La legge prevede espressamente che “ciascun gruppo consiliare ha diritto a un contributo mensile, per le spese di aggiornamento studio e documentazione, compresa l’acquisizione di collaborazioni, nonché per diffondere, tra la società civile, la conoscenza dell’attività dei gruppi consiliari, anche al fine di promuoverne la partecipazione all’attività dei gruppi stessi e particolarmente all’esame delle questioni ed all’elaborazione di progetti e proposte di leggi e di provvedimenti di competenza del Consiglio regionale”.

Soldi che, come abbiamo visto, sono spesso finiti in esosi conti pagati in ristoranti, con cene a base di ostriche e champagne, oppure in Suv da 90mila euro, fino a rimborsare fatture che – secondo la magistratura – potrebbero addirittura essere false. Un anno e mezzo fa, però, quando il consigliere dell’Udc chiede al presidente Abbruzzese di visionare i rendiconti dei gruppi, riceve un rifiuto netto e – per di più – ufficialmente protocollato. Il presidente del consiglio laziale, infatti, risponde che il collega onorevole non ha i titoli per avanzare una simile richiesta: una prerogativa che appartiene ai soli capigruppo dei singoli partiti secondo quanto cita il regolamento del consiglio regionale. Se acconsentisse alla richiesta di un semplice consigliere, che è certamente presidente di una commissione regionale, ma non capogruppo – aggiunge Abruzzese – in Regione si creerebbe un precedente che, di lì in poi, darebbe a tutti la possibilità di accedere a quei conti riservati.

Una questione di privacy, insomma, e di precedenti, che Abbruzzese non intende violare. La trasparenza, insomma, non è gradita. E ora è la magistratura a valutare la congruità delle ricevute presentate dal Pdl. Con il suo ex capogruppo, Franco Fiorito, indagato dalla procura di Roma per peculato e la governatrice Renata Polverini che, a pochi giorni dallo scandalo, ha dovuto rassegnare le dimissioni.

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