Parlerò di Stati Uniti e di Italia, della loro campagna elettorale quasi finita e della nostra (strana) campagna elettorale appena iniziata e la conclusione sarà: bisogna essere matti per essere poveri. Altrimenti come spiegare il furore, ma anche la fretta, con cui i consiglieri regionali del Lazio, dirigenti e popolo, anziani e matricole, con e senza la toga, e non solo di destra e di potere, si sono buttati sui soldi senza neppure nascondere i conti falsi e le fatture truccate e celebrando pubblicamente la cifra ottenuta, come se non ci fosse altra ragione al mondo per essere eletti e non un minuto da perdere?
È strano notare che una squallida vicenda romana, spiega e illustra la calma e autorevole frase di uno dei due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, detta senza imbarazzo, in una sala gremita di sostenitori che evidentemente gradivano. La frase è questa: “Non mi importa niente dei poveri. Io mi occupo di quella parte degli americani che lavora e produce (l’accento è su ‘produce’, e intende l’impresa, ndr). Chi non ha continua a chiedere, e noi non intendiamo dare ciò che spetta ai meritevoli”.

La frase è esemplare. La politica è uno scambio. Tu, produttore di ricchezza, dai a me, e stai certo che riceverai quel che ti spetta in cambio. Con i poveri non c’è niente da scambiare, dunque nulla da dare, dunque è importante per il buon politico non fare il finto buono (tanto le promesse non saranno mantenute perchè impossibili) e stare alla larga. Ma Mitt Romney, il candidato repubblicano accusato di una gaffe che invece è un manifesto privo di pudore ma vero, include un concetto che gli preme sia chiaro: i poveri sono matti. Non si rendono conto che persino Dio ha perso interesse? Il candidato repubblicano porta due prove. Una: vescovi e preti non hanno niente da dire e scendono in piazza solo per aborto ed embrione, mai, da anni ormai, per una persona o un bambino vero. Due: per obbedire alla loro chiesa i poveri voteranno contro se stessi (così chiedono loro tutte le chiese) pur di fermare il demonio impersonato dal presidente in carica che si ostina a occuparsi di persone vere, malate o disabili, e di bambini veri.

Allora perchè tutto questo scandalo, in Italia, per i consiglieri-gladiatori della regione Lazio che funzionano a porchetta, vermentino e pioggia di denaro? Come per Romney, non è cinismo, è afferrare il senso del tempo. Spiega il Nobel Stiglitz che “il Pil (a cui affidiamo il senso delle nostre vite e del nostro futuro, ndr ) misura solo attività in cui c’è scambio in danaro senza tenere conto del valore o disvalore per la società” (cito da Stille, su La Repubblica del 21 settembre ). “Per esempio un terremoto suscita un bel balzo di Pil, per i lavori di ricostruzione che seguono. Ma i terremotati non lo sentono come un valore”. Insomma, non c’è verso: ci sono solo due vie d’uscita per i poveri e le loro noiose insistenze.

Mitt Romney ne ha detta una, ignorarli. L’Inps, l’ente di previdenza italiano, ne ha trovata un’altra: multarli. Duecentomila pensionati fra i più poveri hanno ricevuto una lettera che ingiunge loro di restituire, sia pure a rate, una piccolissima “quattordicesima” istituita da Prodi nel 2008 (Prodi è un rigoroso economista ma non crudele e indifferente come i vescovi americani). I conti non tornano per qualche euro in più o in meno. Non ti sognare di farla franca: tiabbiamo individuato e adesso paghi e cosa importa se si tratta di pochi soldi che non cambiano niente. Tanto più che “l’imposta sulle barche di lusso è risultato un flop: incassati solo 24 milioni” (sui 155 calcolati contando le barche, ndr; Il Corriere della Sera, 21 settembre).

La multa ai pensionati (ciascuno dovrà restituire 300 euro, indebitamente incassati in un misero giorno di festa adesso dichiarato fuori legge) non sarà molto per l’Inps, ma è moltissimo per i multati e sarà un esempio. Non fingerti furbo se non sei in politica o nell’impresa. I due settori “dialogano per la crescita” perché hanno qualcosa da scambiare. In quest’epoca poco affidabile c’è un signore che si diverte a scrivere, ben nascosto dallo pseudonimo Johannes Buckeler lettere rivelatrici ai giornali, lettere di cose che sa. Nell’ultima, al Corriere della Sera, scrive: “Uno studio del colosso assicurativo Allianz certifica che i cittadini italiani sono i più ricchi del mondo (…) Ma l’ottanta per cento delle tasse sono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati che detengono solo il 30 per cento della ricchezza. Il 93 per cento dell’Irpef è pagato dagli stessi lavoratori e pensionati”. I poveri sono matti è il non dimenticato titolo di un libro di Cesare Zavattini che descrive perfettamente l’Italia.

Ascoltando le interviste rubate del TG 3 su ciò che è accaduto al Consiglio regionale di Roma (somme in libertà da spendere come vuoi, la giustificazione politica è stata espressa con la memorabile frase “cazzi nostri”) ti rendi conto che tutti, ma tutti, senza distinzioni di generazione, di parte e di storia politica, più o meno rispondono (alla domanda che implica “ma non poteva rifiutare?”): “Centomila euro all’anno senza obbligo di ricevute? Non siamo mica matti”. I matti sono i poveri, ovvero i lavoratori, che pagano le tasse, pagano le multe e sono chiamati di tanto in tanto dalla patria a restituire frammenti di minime pensioni.

Il Fatto Quotidiano, 23 Settembre 2012