Quindici chilometri di fila sull’A1, dal bivio per il Brennero in direzione Nord fino all’uscita di Reggio Emilia. Si presenta così, mandando in tilt l’autostrada per chilometri, il concerto Italia Loves Emilia a poco più di un’ora dall’inizio con le note di Zucchero che aprirà la sequenza dei 13 big del pop italiano sul palco di Campovolo.

Dietro di lui suoneranno i Nomadi, Giorgia, Tiziano Ferro, Fiorella Mannoia, Renato Zero, Negramaro, Elisa, Claudio Baglioni, Litfiba, Biagio Antonacci, Lorenzo Jovanotti e Ligabue. A chiudere, probabilmente, un finale corale cantato da tutti e 13 gli artisti come nelle migliori tradizioni dei Live Aid.

Hanno cominciato ad arrivare due giorni prima i 150 mila spettatori paganti che stanno già affollando l’enorme spazio nelle prima periferia di Reggio. Hanno preso tende e sacchi pelo e hanno aspettato in fila, numeri segnati sul dorso della mano perché ad entrare fossero i primi. Da Napoli a Belluno, da Milano a Lecce, con zaini, pranzi al sacco, cappelli per ripararsi dal sole e felpe per quando scende la sera. Il popolo del concerto di beneficenza per l’Emilia terremotata è una bandiera di colori e facce di tutte le età. Perché se i genitori che accompagnano ai concerti non mancano mai, questa volta l’occasione è nobile e nessuno si è tirato indietro. Tredici gli artisti che si alterneranno sul palco, da Jovanotti ai Negramaro fino a Biagio Antonacci, anche se i veri protagonisti sono i 150 000 del palco del Campovolo che con i loro 25 euro di biglietto e molti di più di trasferta hanno deciso di dare il loro contributo per la lunga ricostruzione dell’Emilia Romagna.

Perché se l’Emilia è quella terra capace di rialzarsi da sola, come in tanti hanno detto e sottolineato tra spot e proclami, a “Italia Loves Emilia” non ci sono solo gli emiliani ma 150 000 cittadini venuti da ogni dove, per la musica certo, ma anche per fare la propria parte. “Siamo arrivate ieri sera, – dicono Maddalena Ruggero e Rosa Favina da Salerno, – con il treno notturno. Abbiamo tanti parenti che vivono qui, non potevamo non partecipare”. E se ci si aspettano gruppi di ventenni accorsi solo per l’ultimo singolo di Jovanotti o la performance di Elisa, le magliette sono tutte per l’Emilia e per la sua rinascita. “Una ragazza mi ha fermato in stazione, – dice ridendo Federica da Lecce, – e mi ha detto: io vengo addirittura da Napoli. Eh bella mia, io sono arrivata con l’espresso dal Salento, di chilometri ne ho fatti ancora di più”. Un abbraccio caldo che viene da tutta la penisola e che forse in pochi si aspettavano avrebbe fatto questo rumore. E poi Luca, Andrea e Nicoletta che vengono da Lunano, nelle Marche e che per l’occasione hanno stampato una maglietta “Lunano per l’Emilia”: “l’abbiamo preparata noi dopo il lavoro, volevamo dire che ci siamo, che vogliamo fare qualcosa per aiutare”.

E poi naturalmente loro, gli emiliani, ragazzi e famiglie terremotate che non mancano appuntamenti di solidarietà che in primo luogo gli ricordino che non sono soli. “Noi siamo di Camposanto vicino a Mirandola – dicono Daniele Cavallini e Luca Paltrinieri, – e abbiamo persino pagato il biglietto. È bello vedere quello che c’è qui. Il terremoto, dormire in tenda o nei container, perdere tutto: ti fa credere che il mondo ti abbia abbandonato. I soldi non ci sono e bisogna arrangiarsi. Speriamo che i fondi di questo concerto arrivino presto perché noi abbiamo bisogno di rinascere”. Sorridono Daniele e Luca, e parlano sottovoce come chi di giornalisti in questi mesi ne ha visti tanti e ancora aspetta aiuti concreti: “lo sappiamo che la gente viene qui per la musica, ma va bene così. Ci danno una mano e questo ci riempie il cuore”.

Ma non può essere solo la musica ad attirare 150 000 mila persone. Una media di dieci ore di treno a testa, alberghi, tende, pranzi al sacco, cancelli che aprono alle 9 del mattino e un’attesa in mezzo al prato per tutta la giornata per un concerto di qualche ora. Non è solo la musica ripetono tutti in coro. “Abbiamo cinquant’anni, veniamo da Belluno e questo è il nostro primo concerto, – dicono Paola Moret e Lorenza Vello, – ma perché non cominciare per questa occasione? È importante esserci. Non potevamo mancare”.