Ulteriori tagli orizzontali su stipendi, indennità e sanità, altri licenziamenti nel pubblico impiego per elargire la tranche da 31 miliardi di euro che servirà a far sopravvivere la Grecia solo per altri pochi mesi, in attesa del prossimo prestito. Gli emissari della troika in questi giorni ad Atene scoprono le carte e mettono nero su bianco le richieste al governo Samaras.

Il primo ministro dovrà prima sottoporre il dettaglio del piano ai partiti che compongono la sua anomala maggioranza (il Pasok di Venizelos e il Dimar di Kouvellis accanto ai suoi conservatori di Nea Dimokratia) per poi essere ricevuto venerdì a Roma da Mario Monti per una sorta di “benedizione” finale prima del voto nel parlamento ateniese, previsto la prossima settimana. Una missione non priva di difficoltà come dimostra la direzione nazionale del Pasok di ieri sera, in cui si sono manifestate posizioni contrastanti che potrebbero precludere anche a non pochi franchi tiratori.

Quasi dodici i miliardi di euro di altri tagli chiesti dagli emissari di Fmi, Ue e Bce, distribuiti in otto miliardi in tagli a pensioni e salari oltre, più licenziamenti nel pubblico e meno denari per sanità e welfare. Ecco il dettaglio: aumento dell’età generale pensionabile dagli attuali 65 anni a 67; riduzione della pensione principale e ausiliaria di 1.000 euro; abolizione di tredicesima e quattordicesima nel settore pubblico; tagli alle indennità extra stipendio per i pubblici impiegati; aumento delle tariffe minime per le assicurazioni e per accedere ai fondi pensione; riduzione dei parametri per la concessione dell’invalidità; taglio delle indennità per i lavoratori stagionali (indennità disoccupazione per settori turistici, edilizio); riduzione delle patologie per ottenere benefici; introduzione di criteri più severi per la concessione degli assegni familiari; riduzione della spesa farmaceutica all’interno dei fondi di assicurazione; riduzione dei finanziamenti per le spese di gestione degli ospedali pubblici; aumento per l’assicurazione sanitaria degli agricoltori; limitazione delle esenzioni (immobili e reddito criteri).

Intanto in occasione della direzione nazionale del Pasok di ieri sono emerse le diverse anime del partito guidato da Evangelos Venizelos. Non tutti i deputati, pur convergendo sulla drammaticità dei conti ellenici e sulla necessità di proseguire sulla strada del rigore, si sono detti certi di votare “sì” a questo ulteriore pacchetti di misure con gli impliciti effetti sociali. I trentatré parlamentari hanno chiesto a Venizelos un incontro supplementare per discutere nel merito l’insieme delle richieste della troika. La direzione di ieri, osservano alcuni commentatori, ha solo rinviato di pochi giorni un potenziale conflitto interno al partito che potrebbe ripercuotersi sul voto finale.

Dai socialisti si fa notare come continuando su questa direzione si indebolirebbero ulteriormente le fasce deboli, con rischi concreti nei bisogni basilari come la salute. Posizione condivisa da molti deputati della Sinistra Democartica del Dimar. Da un lato c’è chi come il deputato Chrysohoidis, secondo cui questo è un ulteriore passo per la Grecia che vuole cambiare radicalmente e in meglio, dall’altro la spina nel fianco di Venizelos di chiama Loverdos, che annuncia come la mossa del capo del Pasok di abbassare la testa alle nuove drastiche misure nasconda la sua volontà di perseguire strategie personali e senza una ricaduta per la collettività.

Contro Venizelos, che chiedeva di interrompere gli scioperi in atto da ieri perché paralizzano il paese, si scaglia oggi anche il presidente dell’Unione dei giudici e dei pubblici ministeri Thanou Christofilos secondo cui chi appoggia il governo dovrebbe evitare di provocare chi in questo momento subisce una riduzione salariale di più del 50% e che costituiscono una violazione dell’articolo 88 della Costituzione, che esplicitamente protegge la remunerazione degli ufficiali giudiziari. Incrociano le braccia oggi anche i medici ospedalieri (garantendo solo le emergenze da codice rosso), come quelli del nosocomio di Arta dove da ieri mancano ufficialmente siringhe e garze.

Infine arrivano nell’Egeo gli echi dell’intervista del leader del Syriza, Alexis Tsipras, al Journal of Argentina, (dal titolo “L’uomo che fa tremare l’euro”) in cui il 37enne all’opposizione di Samaras dice che “l’euro è diventato una prigione per i popoli d’Europa” e sostiene che non vi è alcuna contraddizione tra l’essere a sinistra e sostenere l’euro, in quanto il problema non è l’euro, ma le politiche che seguono. E avverte che la Grecia potrebbe diventare presto la polveriera d’Europa.

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