Le ha sempre definitite “sciacalli” e ora ha deciso di farle morire affamate. Dopo aver trascorso la primavera e l’estate ad accusare Washington di fomentare le proteste anti-governative che negli ultimi mesi hanno infiammato le strade di Mosca, Vladimir Putin passa alle vie di fatto. Ieri il presidente russo ha espulso dalla Russia l’Usaid, l’agenzia del governo Usa che finanzia le ong che promuovono i diritti civili nel Paese. Cauta la risposta di Washington: “Anche se non saranno fisicamente presenti – ha spiegato Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato – gli Stati Uniti porteranno avanti il lavoro fin qui svolto”, confermando l’appoggio alle organizzazioni che sul territorio vigilano sulla regolarità delle elezioni, combattono hiv e tubercolosi e si battono per la salute dei bambini. Dopo il processo alle Pussy Riot, Putin sfida ancora un volta l’occidente, in uno degli atti più ostili agli Usa dal crollo del regime sovietico. La stretta dello zar sui diritti civili non si ferma.

Sul tavolo, sabato 8 settembre a Vladivostok, c’era il ruolo della Russia nel quadro delle tensioni che agitano i mari cino-giapponesi. Al summit dell’Apec, gli Stati Uniti avevano iniziato i colloqui per proporre a Mosca un compito più attivo nella mediazione, ora che gli interessi del Cremlino si stanno spostando da ovest verso est e i rapporti con la Corea del Nord si fanno sempre più stretti. E’ lì che è arrivata la richiesta, che molto somigliava ad una comunicazione unilaterale degna della Guerra fredda: l’Usaid non è più gradita sul suolo russo, ha detto a Hillary Clinton il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov. E il Dipartimento di Stato ha dato seguito alla richiesta con una nota diplomatica del 12 settembre. Ieri è arrivata l’ufficialità: gli Uffici della U.s. Agency for International Development chiuderanno. Il personale, 13 diplomatici e 60 attivisti molti dei quali russi, ha tempo fino al 1° ottobre per fare i bagagli e andare via.

Lo stratagemma legale risiede in una norma contenuta nella contestatissima legge anti-proteste approvata in estate per combattere a suon di multe (7mila euro per chi partecipa a cortei non autorizzati e fino a 25mila euro per gli organizzatori) e carcere (per chi non paga) l’ondata di indignazione popolare che nel 2012 ha attraversato il Paese. Il provvedimento, firmato l’8 giugno da Putin, classifica come “agenti stranieri” le ong che ricevono denaro fuori dalla Russia per promuovere fini politici. Con l’espressione “fini politici” lasciata volutamente nel vago, le organizzazioni devono definirsi “agenti stranieri” in tutte le comunicazioni o attività pubbliche, oltre a essere sottoposte a severi controlli fiscali.

Usaid è da sempre al fianco delle organizzazioni che promuovono i valori della diplomazia in Russia”, si legge sul sito dell’agenzia. Ed è questo uno degli aspetti che più paiono irritare il governo di Mosca. La situazione ha cominciato ad inasprirsi nel dicembre del 2011. Centinaia di migliaia furono le persone che scesero in piazza per denunciare irregolarità durante le elezioni della Duma. Il Cremlino puntò subito il dito contro Washington, accusandola di fomentare i disordini e decise per un giro di vite sulle ong. A finire nella morsa fu tra le altre Golos, l’unico organismo indipendente nel Paese a vigilare sulle elezioni, che aveva denunciato brogli nelle elezioni della Duma e nelle successive presidenziali di marzo. Non è un caso se una parte consistente dei finanziamenti di Golos arriva proprio dall’Usaid.

Di certo, ciò che meno Putin tollera è la presenza di organizzazioni straniere sul suo territorio in grado di tenere costantemente informata Washington su tutto ciò che accade all’ombra del Cremlino. Un fastidio diventato insopportabile da quando le rivoluzioni colorate hanno sconvolto gli equilibri politici dell’Europa orientale, e ancora di più sulla scia della Primavera araba. I numeri dicono che dal 1992, l’Usaid ha investito in Russia 2,7 miliardi dollari in progetti che vanno dal monitoraggio elettorale e dei diritti dei detenuti alla lotta alla tubercolosi. Lo stanziamento previsto per il 2012 era di 50 milioni. “Per moltissime organizzazioni significa la chiusura – spiega Elena Panfilova, presidente del ramo russo di Transparency International – i fondi stanziati dal Cremlino per queste attività sono quasi inesistenti”.

Dopo la cautela iniziale ora, in piena campagna elettorale, si attende la risposta dell’amministrazione Obama. Il fuoco di fila dei repubblicani è già iniziato: “Questa azione vergognosa dovrebbe indurre forti critiche dai più alti livelli della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato”, ha detto l’ex candidato alla presidenza, John McCain.

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