Roma. Pensi a Roma e pensi subito ad Alemanno, alla parentòpoli in attesa di giudizio, alla discarica esausta, alla Regione dove il capogruppo e i suoi berluscones grufolavano nel truogolo dei soldi pubblici, pasteggiando a ostriche, champagne e cinque stelle nel senso degli hotel. Ti sposti senza pause e senza peso a Milano, la skyline di grattacieli vuoti e pendenti come la torre di Pisa, dei disastri morattiani, dell’esposizione universale che senza soldi e senza idee diventerà una fiera paesana, dei predatori alla Daccò con il governatore Formigoni in qualità di guardacaccia e guardaspalle. Rimaneva Torino, dove la mannaia è in mano a Marchionne e dove delle passeggiate al Valentino, delle merlettaie di Guido Gozzano e del busto di Cavour non frega niente a nessuno se la Fiat mollerà gli ormeggi per sempre.

Questa sarebbe cronaca viva, cronaca da ustioni sulla pelle, da groppo in gola e maledizioni. Invece no. Invece il Tg2 di domenica sera si è dilettato. Poetico, ha riscritto l’attualità a uncinetto, a tombolo, quasi canticchiando casetta de Trastevere, o mia bela Madunina e addio giovinezza con Camasio e Oxilia. Doriana Laraia ha parlato del Pigneto, “il quartiere di Pasolini alle spalle di Porta Maggiore”, ingioiellato da “osterie e librerie”, con annesso consiglio dell’architetto Carlo Sadich: “Roma va riscoperta a piedi”, che non è un auspicio, ma una costatazione, visto lo stato miserando dei pubblici trasporti e le tariffe dei taxi più alte del mondo. Lidia Galeazzi ha avuto quasi un mancamento scoprendo che “Milano non è New York, ma è sulla buona strada”. Ci penseranno Hines Italia e Citylife a darle il colpo di grazia. Anche a Milano, architetti vogliosi hanno dato voce ai “fiori all’occhiello”, alle torri “con il verde e gli alberi” della futura città di grattacieli, così convinti che sembravano gli sceneggiatori e i curatori degli effetti speciali dell’Avatar di Cameron.

Cos’è la gloria?, si chiedeva Guido Gozzano: “Tre ceste, un canterano dell’impero, la brutta effigie incorniciata in nero e, sotto, il nome di Torquato Tasso”. Da un secolo la signorina Felicita non tosta il caffè, ma Gianmario Ricciardi scopre che se sali sul numero 9, questo “tram antico e moderno, lumaca e freccia rossa” ecco ti appare la capitale sabauda del defunto Cambio, dei savoiardi e dei gianduiotti (Ferrero no, cominciò con le noccioline, del cacao neanche l’ombra). Integrazione razziale dove il Po “scorre placido”, è “la nuova Torino che non ti immagini” ha assicurato Ricciardi. Non c’è dubbio, tutto si poteva immaginare meno che della Fabbrica Italiana Automobili Torino si sarebbe perduto tutto, la fabbrica italiana, l’automobile e anche Torino.

Dal Tg2 aspettiamo altre puntate: Genova della Lanterna e dei carruggi, Napoli del Vesuvio addormentato e di Zi’ Teresa, Venezia la luna e tu.

Il Fatto Quotidiano, 18 settembre 2012