E’ stato molto interessante guardare il dibattito “Donne di Fatto: rifondare l’Italia” tenutosi alla Versiliana, durante la Festa del Fatto Quotidiano, l’8 Settembre 2012 (sono riuscito a vedere il video solo poche ore fa).

Tra gli ospiti anche Massimo Fini di cui sono un assiduo lettore ed estimatore, i suoi libri ed i suoi articoli hanno contribuito in modo determinante a formare la mia attuale visione del mondo. A mio parere, Fini va letto sempre e comunque perché in grado di allontanarsi dagli stereotipi comuni e di aprire a riflessioni non banali.

Non sono in grado, per miei limiti culturali, di entrare in discorsi più storico-antropologici come il giornalista è in grado di fare con molta bravura, ma sono in grado di fare delle osservazioni che ritengo utili.

Ciò che scrive Massimo Fini ha delle fondamenta, ma reputo che non sia esaustivo della realtà. Non voglio in questo post né difendere le donne, né difendere gli uomini, peccando di superbia, cerco di essere imparziale. E’ vero che sono un uomo, ma il lavorare attivamente con uomini autori di comportamenti violenti sulle donne mi permette di sperare di avere una visione più integrale, certamente ci provo.

Più di una volta ho sentito, durante il dibattito, qualcuna delle partecipanti presenti affermare che le donne sanno fare meglio degli uomini e quindi sono migliori degli uomini. Secondo me, affermare ciò è mettersi allo stesso livello di non comprensione di molti del mio genere. Non esiste un migliore o un peggiore per sola associazione al sesso di appartenenza, a fare la qualità della persona non è intrinsecamente il genere, ma le sue capacità.

Una donna che afferma di essere migliore di un uomo in quanto donna, legittima altri cento uomini a pensare di essere migliori di una donna in quanto uomini. Il meccanismo mentale è lo stesso e ci allontana da ciò che è il concetto di parità nei diritti e nei doveri che dovrebbe avere una società matura e civile.

Massimo Fini utilizza un linguaggio che può avere del provocatorio (basti citare il titolo dell’articolo incriminato nel video: “Donne, guaio senza soluzione“), ma espone delle problematiche e fa delle osservazioni che considero pertinenti e non inventate, solo che sono  un punto di vista fortemente maschile, colto ed intelligente, ma che fatica ad agganciarsi a quello che poi possono provare e provano molte donne nella loro vita. Indubbiamente c’è tra il sesso femminile chi se ne approfitta di determinate situazioni e chi fa poco onore al suo genere, ma questo succede anche da noi uomini. La società, così come la conosciamo, vede nell’uomo una egemonia di cui si è reso responsabile e non per merito. Troppe cose sono più difficili se sei donna.

Ritengo da precisare, rispetto al contenuto dell’articolo di Massimo Fini, che una innocente carezza sui capelli non è molestia sessuale, lo è se quella carezza non è innocente e viene preceduta o seguita da altre carezze. Chiamare due volte al telefonino una donna non è stalking, lo è se la chiami decine di volte senza che lei lo voglia, arrivando magari a minacciarla ed insultarla. Fischiare una donna in strada non è ai limiti dello stupro (semplice maleducazione), lo è se subito dopo la segui e provi a stuprarla. Per una innocente carezza su capelli, per due chiamate al telefono, per un fischio in strada nessuna donna equilibrata sporgerebbe una denuncia o si sentirebbe vittima e, se è vero che esistono donne non equilibrate, è vero che ne esistono anche di uomini, in questi casi non siamo più nel campo delle questioni di genere, ma del disagio psicologico e per tale va considerato.

Un’ ultima considerazione invece riguardo a chi diceva, sempre durante la discussione, che le quote rosa sono necessarie perché con questa classe politica è impossibile che, ad esempio, proprio in politica entri un maggiore numero di donne. Come cittadino non ho alcun vantaggio se a fare male il suo lavoro di politico invece di esserci nove uomini ed una donna ci sono cinque uomini e cinque donne. Anche qui il problema non è il genere, ma la classe politica. Sono convinto che una classe politica efficiente e degna di rispetto non avrebbe bisogno di alcuna quota rosa, ma stabilirebbe un equilibrio di genere in modo del tutto naturale e senza imposizioni.

di Mario De Maglie