Hidayat USi sente quasi in colpa di aver un lavoro. Mentre gli altri lo sognano solo. O rischiano di perderlo, come gli operai della Alcoa di Portovesme, all’altro capo della Sardegna.
Lui ha dignità, intraprendenza e chiarezza di obiettivi. Hidayat U., pakistano, 41 anni, è entrato in Italia come clandestino, ma già dal 1998, anno della miracolosa sanatoria, si è regolarizzato. Fa il vu comprà e ne va fiero. La stessa fierezza dei nostri nonni emigranti quando andavano a spaccarsi la schiena  nei quattro angoli del mondo, accettando lavori più umili e malpagati pur di mandare i soldi a casa per  costruirne una.
Anche Hidayat, della rigorosa etnia pashtun, mussulmano praticante, si spacca la schiena tutti i sacrosanti giorni sotto il peso di mezzo quintale, uno zaino stracolmo di pashmina e paccottiglia scintillante, più un insollevabile borsone a mano. E va su e giù  per la spiaggia di Chia, dalla mattina alla sera, non importa se la lancetta del mercurio sfiora i 40 gradi, e se, per rispetto del ramadan ( che quest’anno cadeva dal 15 luglio al 15 agosto), non poteva neanche inumidirsi le labbra con un sorso d’acqua. Dall’alba al tramonto vietato bere e mangiare. 
Come è entrato in Italia? Da Peshawar ho volato su Parigi con visto turistico. In treno fino a Marsiglia, poi in taxi, eravamo in tre, fino a Ventimiglia. Ci hanno lasciato entrare come turisti. Invece siamo rimasti. 
Cosa faceva prima di fare il vu cumprà? 
Lavoravo in una fabbrica di suole di scarpe di Macerata. Per la crisi ha chiuso e mi sono trovato senza lavoro.
Paga le tasse in Italia?
Altrochè.  Ho la licenza di venditore ambulante rilasciata dalla Questura di Cagliari. Il rinnovo ogni anno mi costa 106 euro. Ho regolare partita Iva.
 Si esprime  in un buon italiano Hidayat e tira fuori un biglietto da visita con il nome della sua società “Honey Handicraft”, partita Iva e doppio indirizzo,  quello di Cagliari e in Pakistan. Ha due cellulari e un computer con il quale parla via Skype con la famiglia lontana.
Quanto guadagna mediamente?
A stagione, che qui comincia da maggio fino settembre, sui 6000/7000  euro.
Netti?
Diciamo di sì.
Dove abita a Cagliari?
In otto dividiamo un appartamento da 850 euro al mese.
Quant’è lo stipendio medio nel suo paese?
Scarsi 500 euro. Siamo in tanti lì, 200 milioni di abitanti per questo dobbiamo cercare lavoro altrove ( ndr.il Pakistan è il sesto paese più popoloso del mondo).
Le piace il suo presidente  Asif Ali Zardari? 
Lui è un ladro e un corrotto. Mi piaceva sua moglie Benazir Bhutto e suo padre.
Hidayat, testa alta di chi non ha niente da vergognarsi  ma tanto da mostrare con orgoglio, da noi fa il vu cumprà ma nel suo paese sarebbe un benestante signore. Possiede con la famiglia un terreno di 9 ettari per la coltivazione di cereali e ha una decina di braccianti che lavorano per lui. In cambio gli da metà del raccolto.
Finita la stagione, ritorna a Peshawar, al confine con l’Afghanistan, dove vive con moglie, figli, due fratelli con rispettive mogli e figliolanza, in totale 14 bambini. Tutti a turno accudiscono gli anziani genitori che vivono con loro. Mi racconta che dalla sue parti c’è  rispetto, deferenza, devozione per le vecchie generazioni. Si vive la famiglia come nucleo di affetti e di lavoro, come era da noi un tempo. Attraversano montagne, non si deprimono, non imprecano contro lo Stato ( anche se ci sarebbe da urlare), non si lasciano scoraggiare dalla crisi. Si rimboccano le maniche e vanno avanti, con la barra dritta. “Chiamatemi pure vu cumprà, non mi offendo. Io lavoro onestamente”
E se andassimo tutti a scuola di “senso di dignità e di coscienza personale” da Hidayat? 
P.S. Secondo l’Ocse gli irregolari che vivono in Italia oscillano tra i 500 e i 750 mila. Ma è impossibile averne una stima precisa.I flussi, soprattutto degli immigrati irregolari, sono difficili da decifrare. Secondo Franco Pittau, responsabile del Dossier statistico della Caritas Migrantes, in questi casi vale la regola del doppio. In poche parole, è più probabile che in Italia il numero di “clandestini” si aggiri intorno al milione.