Da dove vengono gli ultimi naufraghi a Lampedusa? Qualcuno glielo ha chiesto? Mentre scrivo sono passate circa 20 ore – se ho ben capito, se no 18 – dalla tragedia  e soprattutto dalle prime avvisaglie della tragedia. E’ comprensibile che non si sappia ancora quante vittime ci sono nè la dinamica esatta del naufragio o affondamento. Succede anche per navi molto più ufficiali, efficienti, altolocate. E’ ancora più che comprensibile che gli agenti sul posto e – a dire della sindaca Nicolosi – i cittadini siano impegnati a cercare di salvare qualcuno e a soccorrere i sopravvisuti e non a intervistarli.

Ma mi indigna profondamente – come cittadino, come giornalisa – che ancora nessuno dica nessuno scriva da dove vengono e da dove , più o meno, è partita la barca. Su internet, negli articoli, leggo frasi che vanno dal “quasi certamente tunisini” al “probabilmente magrebini”.  Non è una critica particolare alla informazione italiana, la mia. Neanche in francese, neanche in arabo non c’è ancora niente. (mentre scrivo, magari tra un po’ ci sarà, ma che ritardo..)

Certo, sono comunque esseri umani e ci sarà tempo per le identificazioni. Ma questa assenza di notizie e di curiosità non credo che derivi da una nuova inedita coscienza  universalista per cui siamo tutti figli di Dio e nostra patria è il mondo intero. I motivi per cui ancora nessuno ha scritto niente sulla provenienza del barcone e dei suoi “passeggeri” sono intimamente legati ai motivi per cui il barcone è partito. Se non c’è neanche informazione un po’ precisa e tempestiva – nonostante  gli smartphone, facebook, i giornalisti,i dilettani giornalisti,  le telecamere, i radar, i satelliti eccetera – figuriamoci se c’è uno sforzo un po’ serio per superare l’approssimazione, l’irrazionalità, il cinismo – e ovviamente gli squilibri sociali, ma non li cito per primi – che sono alla base delle stragi delle carrette del mare nel Canale di Sicilia.