Il Consiglio dei ministri di ieri ha varato alcune norme sul pacchetto sanità proposte dal ministro Balduzzi che stanno ponendo numerosi dubbi sia all’interno del Governo stesso che nelle organizzazioni di categoria dei medici. Tra queste l’apertura 24 ore su 24 degli ambulatori dei medici di base.

L’idea parte dal fatto che si vorrebbe ridurre l’afflusso ai pronto soccorso ospedalieri aumentando la disponibilità oraria dei medici di base. E’ previsto un accorpamento di più medici in un solo ambulatorio per poter coprire i turni in modo da fornire un servizio continuo ma, in realtà, porterebbe esclusivamente a una sommatoria di pazienti (ogni medico porta i suoi) che si spalmerebbe negli orari “allargati”. Probabilmente qualche medico che fa turni notturni o festivi non potrebbe visitare i suoi pazienti. 

Le organizzazioni dei medici evidenziano proprio questo aspettola spersonalizzazione della medicina di fiducia: il paziente si troverebbe “svestito” dell’apporto, anche psicologico, del proprio medico che in molti casi diventa “confidente”.

Come spesso ho scritto, per liberare i pronto soccorso, basterebbe ad esempio ampliare e rendere veramente personale il fascicolo elettronico, ogni paziente ha una sua history health (storia sanitaria), non collegata a siti istituzionali ma collegabile in rete con software presenti in tutti i luoghi sanitari (ospedali, farmacie, ambulatori pubblici o privati) e visionabile anche tramite smartphone e tablet. A un paziente viene prescritto un farmaco, un esame o un intervento? Non occorrerà più “riscriverlo” dal medico di base ma verrà registrato ed automaticamente erogato. In questo modo i medici di base tornerebbero a fare i medici di fiducia, avrebbero più tempo per visitare risparmiando quello che ora dedicano ad esempio a scrivere impegnative (il 70% dei pazienti si reca dal medico di base per una prescrizione ed il 30% per una prescrizione di terapia cronica!) con conseguente riduzione dell’accesso ai pronto soccorso.

Contemporaneamente, secondo quanto in discussione, la Regione vorrebbe “controllare”, utilizzando medici dipendenti (ospedalieri o dipendenti Asl) da affiancare, che i medici di base non superino certi tetti di spesa, premiando i medici che li rispettano! Ma la Regione, o lo Stato, non potrebbe , prima, risparmiare dove certamente può farlo senza arrecare alcun danno?

Stiamo arrivando alla “medicina di stato”. Avremo fiducia?