Nell’aria torrida e umida, sotto un sole impietoso nel cemento della Fiera di Rimini, uno si domandava: ma che ci vengono a fare qui tutte queste persone? Non certo a vedere la sfilata dei ministri, quest’anno più noiosa che mai. Che Monti non sia un appassionato trascinatore di folle lo sapevamo già, non a caso il popolo ciellino gli ha tributato un applauso brevissimo, calcolato in 17 secondi.

Il Meeting dei tecnici non è stato un successo, al di là degli entusiastici bilanci degli organizzatori (800mila visitatori, da 40 paesi), sempre in bilico tra alti ideali e questioni assai più mondane. Un posto dove s’incontra un’umanità varia e a tratti incomprensibile, simbolo di un movimento complesso e assai vario: sacerdoti pasciuti e hi-tech, mamme che allattano, tantissimi disabili, ragazzini con i pattini e ceffi non proprio raccomandabili che si aggirano tra gli stand con gli occhiali azzurrati e le croci d’oro al petto, facendo affari tra un pater e un inchino al potente di passaggio.

Di questa doppia anima si parla da sempre, eppure c’è aria di “redde rationem”: mai come quest’anno al Meeting si percepiva nettamente. In un’intervista al “Giorno”, Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà, ha tirato più di una frecciata al governatore Celeste: “Volevo che Formigoni parlasse del modello Lombardia”. Alla sollecitazione successiva – magari non desiderava che parlasse dei suoi guai giudiziari, delle preghiere per lui del Papa, degli attacchi quotidiani a chi lo accusa – Vittadini risponde: “Passaggi infelici. Io sono suo amico da più di 30 anni e l’amicizia varrà per tutta la vita. Amico per me è chi ha coraggio di suggerire e correggere, senza abbandonare mai. Altrimenti è un connivente”. La parola, connivente, è una pietra tombale e ha di che far preoccupare il governatore, un tempo leader e ormai scaricato quasi ufficialmente: “Cl è un movimento di educazione alla fede guidato da don Carron; le opere e la politica sono responsabilità di chi le fa, non del movimento, come invece capita in altre esperienze anche cattoliche”.

Il nocciolo è proprio qui: quali sono le responsabilità collettive? La linea è quella di don Carron: “Possono esserci state persone che hanno usato Cl in un certo modo. La Chiesa chiama costantemente a un ideale; ognuno lo vive secondo la propria libertà e responsabilità. Per questo noi non interveniamo in nessun documento o azione di coloro che hanno responsabilità politica. Non esistono candidati di Cl, non esistono politici di Cl. Questa cosa, prima si chiarisce, meglio è”.

Eppure la scelta, rivendicata e difesa, di “stare nel mondo”, implica un coinvolgimento politico nel senso più importante della parola. I ragazzi di cielle non parlano volentieri con i giornalisti, ma qualche battuta la concedono perfino ai “terroristi” del “Fatto”: in tanti avrebbero voluto ascoltare – in questa edizione grigia e burocratica della kermesse riminese – una riflessione sul Movimento: dove sta andando? C’è tanta strada da fare e come ha scritto ancora don Carron, “Se il movimento di Comunione e Liberazione? È continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato”. Serviva una buona dose di umiltà per organizzare un dibattito sul cammino che Comunione e Liberazione deve fare, per capire se la bussola indica la direzione giusta, se certi orizzonti non sono stati dimenticati. La scelta è stata miope e di segno contrario, il solito teatrino di governanti e politicanti che mai come quest’anno sono stati sguaiati, da Formigoni a Violante. Peccato, any sense.

Il Fatto Quotidiano, 26 Agosto 2012