Brevissima nota – appena un aggiornamento, in realtà – dalle sempre più aride terre del “cyberspazio rivoluzionario cubano”. Giorni fa, suscitando le ire del benaltrismo (ultima variante della leniniana malattia senile del comunismo), questo blog aveva raccontato la storia, triste e a suo modo esemplare, di La Joven Cuba, pagina web gestita da un gruppo di studenti dell’Università di Matanzas, repentinamente autoproclamatisi in vacanza (“nos tomaremos un descanso”) , dopo che uno dei suoi autori – Roberto G. Peralo – aveva con toni inusualmente aspri criticato il governo dell’isola. La sua accusa: il mancato mantenimento d’una delle più solenni promesse – garantire al Paese “un’informazione obiettiva, sistematica e trasparente” – contenute nella risoluzione finale dell’ultimo congresso del Partito Comunista…

Ora, a poco più d’un mese di distanza, un’analoga sorte tocca ad un altro blog, La polémica digital, che dal 2008 diffondeva i pensieri e le opinioni di Elaine Díaz, un tempo studentessa (quando aprì il blog usando la rete dell’Ateneo), e poi docente di giornalismo all’Università dell’Avana. “Oggi, dopo quasi cinque anni – annuncia Elaine nel suo “último post– do l’addio a questo spazio…”.

Che cosa ha spinto l’autrice di “La polémica digital” a concedersi – come già fecero gli studenti di “La Joven Cuba” – un forse permanente periodo di riposo? O meglio: che cosa l’ha spinta, per usare le sue parole, ad abbandonare un blog spesso apprezzato anche (o, per meglio dire, apprezzato soprattutto) al di fuori del ristretto ed anchilosato circolo dei “blogueros” filogovernativi, per “dedicare più tempo alla ricerca ed all’insegnamento”? Elaine non lo dice, ma basta un’occhiata ai suoi post più recenti per capirlo. Come gli studenti di Matanzas – oggi in vacanza, anche se hanno annunciato un rapido ritorno – anche Elaine è una vera credente. E come una vera credente ha, nel suo blog, difeso la Rivoluzione (quel che fu e quel è diventata) da ogni attacco e da ogni dubbio. Lo ha fatto quasi sempre con toni civili ed argomentati, senza le volgarità delle pagine più ovviamente prossime alla “Seguridad del Estado”, ma anche senza esitazioni. A “stancarla” e ad imporle nuove direzioni è stato, evidentemente, un errore di prospettiva. Ovvero: il fatto di credere che difendere la Rivoluzione (o la morta gora che a Cuba così chiamano per abitudine) significasse anche criticarla. E criticarla alla luce della verità.

La verità di Elaine sta nella sua denuncia dei piccoli delitti contro la libertà di pensiero (contro l’intelligenza e contro la decenza) che ogni giorno si commettono all’Università. O nella cronaca delle battaglie (tutte perdute) che il municipio habanero nel quale vive – Campo Florido, non lontano da Guanabacoa, storica culla dellasantería– ha combattuto contro la burocrazia statale e contro il “gruppo elettrogeno” che, installato dal governo senza alcuna valutazione d’impatto ambientale (fu, nell’anno 2000, una delle brillanti invenzioni dello “scienziato en jefe” Fidel Castro) – tormenta da anni la vita degli abitanti. Tutto da leggere il post (il penultimo) nel quale Elaine narra come i cittadini di Campo Florido s’opposero, assemblea dopo assemblea, al suo distacco dall’Avana ed al suo inglobamento nella nuova provincia di Mayabeque, per vedere alla fine quella stessa legge approvata, con il tradizionale 100 per cento dei voti, dalla Asamblea Nacional del Poder Popular. Splendido – splendido perché in poche parole apre una porta sul soffocante grigiore e sulla cronica ipocrisia di quella che fu una rivoluzione – il capoverso nel quale Elaine rammenta, in che modo la rappresentante del PCC rispose alle sue obiezioni di delegata ufficiale del municipio: ricordandole che, se aveva potuto studiare gratuitamente giornalismo, lo doveva proprio a quello Stato al quale, ora, si rifiutava d’obbedire…

Elaine era giunta, prima della sua “despedida”, al punto di apertamente parlare di “crisi di rappresentatività” d’un Parlamento tanto beffardamente sordo di fronte alle opinioni dei cittadini. Ed a chiedere – orrore – di non votare i candidati proposti dal governo…

Inevitabile era dunque, date queste premesse, che – come già accaduto per “La Joven Cuba” – la fatica finisse, anche in questo caso, per prevalere. E che Elaine cominciasse a sentire, dopo cinque anni, l’impellente bisogno di dedicarsi ad altro. Perché così, volendo parafrasare il titolo d’un celebre romanzo di Cesare Pavese, vanno oggi le cose nella Cuba rivoluzionaria, dove solo il conformismo è, notoriamente, garanzia di lunga vita: criticare stanca. E, stancatasi, anche Elaine è andata in vacanza. “La polémica digital” è morta. Ed ai suoi funerali, rendendole l’onore delle armi ed inchinandosi di fronte ad un’avversaria intelligente ed onesta, non ha fin qui partecipato, con un rispettosissimo post, che la satanica e “mercenaria” Yoani Sánchez. Un bel gesto, anche se, probabilmente, non era questo l’addio che Elaine aveva desiderato…