Mentre la sala faceva capriole in quell’improbabile esercizio che è l’applausometro, manco fossimo stati al Pranzo è servito, per capire se la platea fosse o meno dalla parte di Formigoni, c’era probabilmente una cosa più semplice da fare: contare le assenze. Chi c’era nella prima fila, quella che il meeting riserva alle personalità di spicco, ad ascoltare il “Celeste”? Nessuno. Soprattutto non c’era nessuno tra quelli che contano di Comunione e liberazione. Né il professor Giorgio Vittadini né il teologo Juliàn Carròn, ma a scendere la scala gerarchica dei cattolici da fatturazione, nessun nome roboante tra quelli che avrebbero dovuto venerare il vecchio capo di Cl.

Tanti ragazzini in divisa, istruiti e preparati come un esercito di boy scout, ma anche loro senza più nessun entusiasmo. Lui, come lo chiamavano, ha tradito anche loro. E oggi più che mai i ciellini sanno di avere un gravissimo problema che porta il nome di Formigoni.

Oggi più di ieri, perché nessuno si aspettava che il “celeste” si inerpicasse dal palco del meeting in una improbabile difesa personale davanti alla magistratura, che attaccasse i giornali con tanta violenza, che voltasse le spalle alla linea tecnica e sobria (leggi Monti-Passera-Fornero) che il meeting stesso aveva deciso di tenere. Ma soprattutto – pur conoscendolo – nessuno si aspettava rivelasse parole che il Papa gli ha mormorato tre mesi fa, che parlasse di sé in terza persona, che invocasse lo Spirito Santo, il Padreterno, Nostro Signore, Dio: tutti messi in fila nel suo discorso per la sua personalissima causa.

Sì, è un problema per Cielle, l’organizzazione che nasce governativa e vuole continuare a esserlo, perché dai poteri passa la loro sopravvivenza. Dunque, Formigoni, è oggi scomodo.

Nella sua arringa non ha mai pronunciato la parola magistrati, ma è ovvio che le parole fossero indirizzate a loro: vedete quanta gente mi vuole bene? Vedete quanto sono ancora potente? State attenti, forse vi conviene lasciar perdere le mie ricevute, perché non mi sposto, non sono Berlusconi, non ho nessuna Merkel che mi spingerà ad andarmene.

Chi usa dei toni del genere ha un problema da risolvere molto in fretta. Formigoni non rappresenta più i ciellini non solo perché è indagato per corruzione, ma perché ha usato il sacro palco del meeting per difendere una sua posizione davanti a Dio e alla giustizia ordinaria. E non può essere contemplato nello statuto spirituale che l’esercito sforna quattrini si è sempre dato.

Il meeting, quest’anno, ha rischiato di saltare. Sono mancati due milioni e 300.000 euro per pareggiare i conti. E sono mancati a causa degli sponsor che si sono defilati dopo che la Procura di Milano si è mossa. Sono mancati gli sponsor privati e quelli istituzionale (9 Regioni lo scorso anno, solo tre in questa edizione), è mancata la reverenza con la quale le istituzioni da sempre, guidate a destra, a centro o a sinistra, si sono rapportate al meeting, hanno disertato i grandi imprenditori. Ecco perché Formigoni ha probabilmente esaurito la sua corsa. Che venga assolto o meno poco importa: è la credibilità che ha perso. Nel suo mondo, in quello cattolico più in generale (non è un caso l’attacco di Famiglia Cristiana) e in tutti gli altri uffici dove la parola “lui” era sufficiente.