Su quali spunti è possibile creare nuove classi dirigenti per un Occidente invecchiato, indebitato, diviso, troppo appagato o troppo disperato, apparentemente condannato ad un ‘evitabile declino’?

Secondo Edward Gibbon, l’impero Romano cadde sotto le invasioni barbariche in primis a causa della perdita di senso civico dei suoi sudditi. (‘Declino e caduta dell’impero Romano’). L’occidente fu poi dato ‘al tramonto’ anche nei primi del 900 da Oswald Spengler

L’unico modo per salvarlo (di nuovo) è il ripartire da nuove classi dirigenti: internazionalizzate e orientate al bene comune. Sarà perché è questo è il mio lavoro e quindi sono di parte, ma è il mio lavoro perché ci credo. Una ‘primavera occidentale’ prima che scoppi ‘… quell’ inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire’ (Le Memorie di Adriano, M.Yourcenar) .  

Si, perché tra i politici -rendiamocene conto- siamo passati in pochi decenni dai Kohl alle Merkel, dai Mitterrand ai Sarkozy, dai De Gasperi ai Berlusconi e dai Berlinguer ai Bersani, dagli Zapatero ai Rajoy. Obama fa eccezione, ma che dire dei livelli barbari toccati dalla destra repubblicana? Hollande? Speriamo.

‘Impossibile cambiare classi dirigenti, siamo in Italia!’, qualcuno commenterà e non a torto. Però vi sembrava possibile liberarsi di Berlusconi?

L’Italia, lo sappiamo, è tra gli specchi più sporchi della deriva della classe dirigente occidentale.

Gli industriali italiani hanno sopportato quasi senza fiatare il berlusconismo – che è ben peggio del suo artefice, barattando un’opportunistica sopravvivenza quotidiana contro la capacità di costruire il futuro. Oggi un (grande) Adriano Olivetti ci sembra di un altro pianeta. Fa dolore. Com’è possibile che gli imprenditori non riescano a vivere con più dignità ed orgoglio il proprio ruolo sociale, almeno in termini di reputazione! Quanto di più e di bello potrebbero invece dare al paese e cosa vanno invece a lasciare ai propri stessi figli? ‘Roba’ senz’anima fatta magari sulla pelle di cinesi e rumeni sfruttati? Ma che bravi.

E allora dove cercare radici di valore ed ispirazioni per i giovani ‘nonostante’ le risapute difficoltà ed i meccanismi di ‘cooptazione e riproduzione’ delle classi dirigenti Italiane e non solo?

Dopo Olivetti, offro tre spunti ‘storici’ coerenti e che mi sono cari. Il primo è quello del primo statista europeo della storia Solone, l’Ateniese. Prima di accettare l’incarico di Arconte e assumere un potere quasi assoluto viaggiò moltissimo. Il suo primo atto legislativo fu l’abolizione della schiavitù per debito, una cosa ineguagliabile in quei tempi e per millenni a venire. La sua rivoluzione quella di aprire alla classe borghese: era possibile per i cittadini accedere alle classi superiori man mano che il loro reddito aumentava potendo così accedere anche alla gestione della cosa pubblica, sviluppando un a società dinamica e meritocratica in cui si riconosceva una assunzione di responsabilità a chi aveva saputo migliorare le proprie condizioni. Terminato l’incarico, Solone si dimise e riprese a viaggiare per il mondo, disinteressandosi al potere. Questo accadeva in occidente nel VII Sec. a.C. ! (Solone, 638 a.C. – 558 a.C.).

(Sottolineo che non a caso molti tra i giovani più preparati e dotati di senso civico, hanno svolto un Erasmus e-o vissuto all’estero, magari facendo il/la cameriera. Non dovrebbe essere obbligatorio per qualsiasi curriculum politico o dirigenziale serio, compreso un buon inglese…?)

Da Atene a Roma, propongo due brani ispiratori dell’Adriano (di origini Spagnole!) delle Memorie, della Yourcenar, dove il potere non è fine a se stesso, ma ha senso per creare bellezza e armonia: naturalmente targata Roma ed esportata anche con crudeltà. 
“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate di esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare….”

E ancora, il potere per costruire e fecondare: «Costruire, significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre; contribuire inoltre a quella lenta trasformazione che è la vita stessa delle città….. Costruire un porto, significa fecondare la bellezza d’un golfo…». 

Non dovrebbe esserci, nel curriculum politico e dirigenziale, un ampio e fecondo impegno nel volontariato sociale, ambientale o culturale, orientato al bene comune ed al lavoro nelle e per le comunitàScremeremmo il 90% dei ‘politici per opportunismo’ ed avremo un ceto imprenditoriale assai più consapevole. Qualche candidato alle primarie, lo inserisce per favore nel suo programma? Prometto di votarlo!

Ne sono convinto, perché i giovani migliori tra quelli che ho conosciuto bene (a migliaia, moltissimi del Sud) e formato negli ultimi 15 anni con ASVI Social Change, oltre all’Erasmus hanno un impegno civico e di volontariato importante (non di apparato, troppo comodo!).

Oggi ambiscono prevalentemente a lavorare nel no profit come dirigenti (professionisti e retribuiti): domani potrebbero essere la nuova classe dirigente. Obama insegna: era un attivista sociale.