Sbarco di clandestini
Sbarco di clandestini (foto: Lapresse)

Un altro gommone carico di persone in fuga dai loro paesi intercettato ieri mentre faceva rotta verso l’Italia. Un altro salvataggio a 80 miglia da Lampedusa, praticamente a largo della Libia. 9 metri, 40 cavalli e 83 persone, tutti uomini, tutti africani.

Il video ci mostra i visi di alcuni dei migranti dopo essere stati intercettati e trasferiti sulle motovedette della guardia costiera italiana. Il ragazzo della guardia costiera che ha condotto l’operazione di salvataggio parla in modo pacato, descrive le operazioni effettuate in modo professionale; non lo dice, e non glielo chiedono, ma si vede che è orgoglioso di avere tratto in salvo queste persone. Ora se ne occuperanno le autorità competenti, dice. Riceveranno le necessarie cure mediche e saranno portati al centro di accoglienza.

Sembra quasi una storia a lieto fine. Ancora non sappiamo cosa avverrà nelle prossime settimane a questi uomini, che si vanno ad aggiungere agli altri 400 che sono sbarcati nei giorni scorsi sempre a Lampedusa. Il centro di accoglienza di Contrada Imbriacola ha una capienza di 350. E ancora una volta ci si interroga se è emergenza sbarchi”? (ma perché, mi chiedo, non siamo in grado di ragionare fuori dalle logiche di emergenza?). Sono tutti africani richiedenti asilo. È improbabile che verrà concesso a tutti loro. Alcuni scapperanno nel frattempo, diretti verso altre destinazioni europee. Altri si fermeranno in Italia cercando di ottenere un (difficilissimo) permesso di soggiorno e probabilmente faranno qualche lavoro in nero, magari al sud nei campi a raccogliere la frutta, magari al nord in qualche cantiere edile. Altri ancora cercheranno ora di ricongiungersi con la loro famiglia rimasta a casa o già arrivata in qualche altro paese.

È vero non lo sappiamo quello che succederà loro. Ma per lo meno queste persone sono vive e questa è già una buona notizia. Sono stati fortunati. Troppi sono invece morti negli ultimi anni cercando di attraversare il Mediterraneo. Si parla di almeno 1500 persone morte solo lo scorso anno, ossia una media di quasi 4 persone al giorno. Il nostro bel mare rischia di diventare una gigantesca tomba, un mausoleo della disperazione. Quella disperazione che spinge queste persone ad abbandonare le loro case per intraprendere viaggi lunghi, rischiosi, costosi e pieni di dolore in cui è in gioco la vita stessa. Ci si imbarca – fisicamente e simbolicamente – in questi viaggi solo spinti dal vento della disperazione.

È impossibile arginare drammi umani come questi con le logiche di difesa. Ma è anche difficile gestirli in modo degno. Il nostro ex-ministro dell’interno leghista una ricetta ce l’ha da tempo e la ripropone in questi giorni da Facebook: “Tornano i barconi a Lampedusa. Respingimenti, come facevo io, questo serve per fermare l’invasione”. L’invasione. Sì, ha scritto proprio così Maroni: l’invasione.

Ma quello che Maroni non ha scritto e fa finta di avere rimosso è che lItalia è stata condannata pochi mesi fa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio per la politica dei respingimenti di Maroni.  I migranti, intercettati in alto mare venivano ‘riaccompagnati’ dai nostri militari al punto di partenza in Libia e qui consegnati alle autorità libiche. Tali respingimenti sono stati dichiarati in violazione dei diritti umani fondamentali sotto diversi profili.

In tale storica sentenza, la Corte europea ha condannato l’Italia anzitutto per avere violato l’obbligo di non-refoulment, ossia il divieto di rimandare forzatamente persone verso paesi ove rischierebbero di essere sottoposte a tortura e altre gravi violazioni dei diritti fondamentali (come in Libia, ove era ben noto che fossero riservate a queste persone un trattamento violento e condizioni disumane di detenzione). Inoltre tali respingimenti sono stati dichiarati illegittimi perché collettivi: ai migranti [molti dei quali somali e eritrei] è stato negato di essere identificati ed eventualmente esercitare il loro diritto di richiedere asilo.

In un discorso al Senato del 25 maggio 2009 Maroni riferiva compiaciuto che in soli 4 giorni ben 471 ‘immigrati clandestini’ erano stati intercettati in alto mare e trasferiti in Libia in base agli accordi bilaterali conclusi dal governo Berlusconi con l’ormai defunto colonnello Gheddafi. Accordi sospesi a febbraio 2011 per via della situazione in Libia ma – come denuncia Amnesty International –  riattivati dalle autorità italiane con l’attuale governo libico lo scorso aprile.

Sebbene il governo attuale assicuri che i respingimenti non sono in agenda, Mussie Zerai, presidente dell’associazione Habeshia, denuncia che un respingimento forzato sarebbe avvenuto il 29 giugno scorso, quando un gruppo di migranti, tra cui 76 eritrei, sarebbero stati intercettati in mare e rimandati in Libia ove sarebbero stati incarcerati a Sibrata Mantega Delila (Tripoli).

83 ‘fortunati’ ieri sono stati ‘salvati’. Tenere l’attenzione viva sul fenomeno certamente può aiutare ad evitare altri rischiosi respingimenti. Vi rimando in proposito all’interessante blog ed al simbolico grido di aiuto partito da Lampedusa questo luglio,  rivolto all’Italia e all’Europa tutta, da parte di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in forma di flashmob organizzato da Amnesty International.