La trattativa Stato-mafia non può essere un tabù. A dirlo è Giorgia Meloni, che ha firmato una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’argomento. Più precisamente, dice la nota di presentazione, serve a far luce su chi ammazzò brutalmente il giudice Borsellino. Testuale: “Un’iniziativa che, dopo vent’anni dalla strage di via D’Amelio, vuole onorare la memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, chiedendo si faccia finalmente chiarezza su una delle pagine più buie della storia repubblicana”.

Onorevole Meloni, perché ha firmato?
Il collega e coordinatore palermitano del Pdl, Giampiero Cannella, ha avanzato la proposta, e io volentieri la sottoscrivo.

Il tema scotta, di questi tempi.
Credo sia il caso di arrivare a una verità certa per tutti gli italiani. Se trattativa c’è stata, bisogna conoscere fino in fondo la realtà. C’è chi sta tentando di strumentalizzare l’argomento, ed è proprio questo che va evitato: ricostruire i fatti serve, creare polemiche e tensioni no.

Cosa propone?
Che la politica resti fuori da questa storia.

Difficile. Anche perché i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono già dentro la vicenda, e non da oggi.
Si facciano le indagini, si chiariscano i ruoli e le responsabilità.

Lei ricorderà la storia di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore indicato dallo stesso Borsellino come ‘uno di quei personaggi che erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia’.
Io guardo ai fatti. Il governo Berlusconi è stato il più severo della storia repubblicana nel reprimere la mafia. Ci sono dati quantitativi e qualitativi a confermarlo, c’è il rafforzamento del 41bis, ci sono insomma le prove materiali dell’azione ferma contro tutte le criminalità e quella mafiosa in particolare. Poi sull’opportunità di certe scelte si può discutere, ma la sostanza del lavoro svolto resta e su quella strada io voglio si prosegua.

Qualunque sia la verità che emerge?
Certo. Anche perché, semmai, mi sembrano altre le situazioni su cui si dovrebbe indagare. Non certo sul governo di cui ho fatto parte.

Da Il Fatto Quotidiano dell’ 8 agosto 2012