Mas-ColellSi osservi quest’uomo. Se si è un po’ perspicaci ci si renderà conto che sta succedendo qualcosa di grave. Si direbbe che sia una persona disperata che, testa bassa, si spreme le meningi in cerca di una soluzione ad un problema urgente.

E’ molto probabile che no lo conosciate. Mi si permetta di presentarlo. Andreu Mas-Colell è l’assessore all’Economia della Generalitat di Catalogna, una delle comunità autonome spagnole più prospera fino a questo momento. Sicuramente avete visto o sentito parlare del suo capoluogo, Barcellona.

Quando i giornali mostrano in prima pagina questa fotografia (fine luglio), non serve neanche leggere il titolo né il contenuto della notizia che l’immagine illustra. Le cose vanno male. Non solo in Catalogna, ma in tutta la Spagna.

Si può essere ottimisti ma uscendo per strada, nei bar, tra gli amici, le conversazioni si sovrappongono a parole molto pesanti: Ere (Cassa Integrazione), e disoccupazione (un 22% in Catalogna, in Spagna un 24% circa, il che significa 5.693.000 di cittadini senza lavoro). L’altro grande termine, sulla bocca di tutti, è lo spread che sale ogni giorno di più.

La Generalitat di Catalogna è in cima alla lista delle comunità autonome spagnole più indebitate, con un deficit di 42.000 milioni di euro. Insieme a Valenza e Mursia.

Di fronte a questa situazione, sembra che l’unica risorsa è il “Salvataggio”: una parola che non si era voluto pronunciare dalla Catalogna rivolgendosi ad un governo di destra come quello del presidente Mariano Rajoy. Ma la situazione è insostenibile e appena qualche giorno fa, Mas-Colell ha annunciato che se il governo centrale no lo aiuta, non potrà mantenere i servizi sociali né pagare dal mese prossimo.

Chi di voi non conosce il contesto politico-sociale-storico della Catalogna deve sapere che i catalani è da tempo che pensano all’indipendenza dal resto della Spagna. Una cosa estremamente complicata e praticamente impossibile, per ora.

Una via di mezzo tra le due cose, sarebbe riuscire ad ottenere un’Agenzia tributaria propria che ci permettesse di amministrare e gestire le nostre finanze. Anche se Rajoy si oppone perentoriamente, per ora, visto che questo presupporrebbe una Spagna con qualche eccezione.

Lamentela globalizzata

La situazione attuale è che la Spagna intera ha bisogno di un “Salvataggio” e guarda al nord Europa con la mano tesa a chiedere aiuto. Credo che in questo andiamo di pari passo con l’Italia.

Nel frattempo, per le nostre strade si susseguono le lamentele e le concentrazioni per qualche legge entrata in vigore che neanche abbiamo avuto tempo di digerire.

Per esempio, l’aumento dell’Iva dall’8% al 21% per tutte le attività culturali che ha abbattuto del tutto un settore che soffre già da tempo. Che ne sarà di un paese con poco accesso alla cultura? I libri di testo nelle scuole costeranno di più nel momento in cui meno possiamo pagare. Madrid e Barcellona hanno vissuto giorni di proteste massive pochi giorni fa.

Appartengono già al passato (inizio luglio) le violente mobilitazioni di minatori spagnoli contro i drastici tagli agli aiuti alla produzione del settore. Sono da più di 65 giorni disoccupati e, anche se in alcune città sono riprese le attività, le proteste continueranno nei prossimi mesi.

Ci hanno annunciato aumenti nei trasporti pubblici, nel pagamento dei medicinali su ricetta e tagli alla sanità, all’educazione, all’innovazione scientifica, tecnologica, aiuti sociali, etc… Questo ci aiuterà ad uscire dalla crisi?

Un paio di mesi fa, il Premio Nobel dell’Economia del 2008, Paul Krugman, annunciò la fine dell’euro dalla sua rubrica sul The New York Times e vaticinò per la Spagna un “corralito”.

Si può essere ottimisti ma quando i responsabili delle finanze pubbliche si mostrano con la testa bassa davanti ai cittadini…qualcosa va male. Speriamo che Krugman questa volta si sbagli con le sue previsioni.

A presto!

(Traduzione dallo spagnolo di Alessia Grossi)