Silvio Berlusconi, attraverso isuoi legali, ha comunicato ai pm di Palermo, che avrebbero dovuto sentirlo come testimone, che il 13 agosto non potrà comparire davanti ai magistrati per precedenti impegni. L’ex premier deve essere interrogato nell’ambito dell’indagine che vede coinvolto, con l’accusa di estorsione all’ex presidente del consiglio, il senatore del Pdl Marcello dell’Utri. Già a fine luglio l’ex premier aveva opposto precedenti impegni alla richiesta di essere sentito opponendo un legittimo impedimento, mentre pochi giorni dopo la figlia Marina era stata interrogata. La presidente di Fininvestro risulta cointestataria con il padre di un conto bancario da cui sarebbero arrivati dei “prestiti” al cofondatore di Forza Italia: in particolare il procuratore Francesco Messineo, l’aggiunto Antonio Ingroia e i Pm Paolo Guido, Lia Sava e Nino Di Matteo hanno chiesto lumi alla figlia dell’ex presidente del Consiglio, su due bonifici da 362mila e da 775mila euro fatti a titolo di prestito infruttifero, nel 2003, dal conto di cui è stata cointestataria. 

L’inchiesta su Dell’Utri parte dagli accertamenti fatti dalla Guardia Finanza nell’ambito dell’indagine sulla P3. Gli inquirenti sicialiani ipotizzano che i soldi siano serviti a “comprare” il silenzio di Dell’Utri su presunti rapporti con la mafia dell’ex premier o che il denaro, come accadde negli anni 70, sia andato a Cosa nostra tramite il senatore come “prezzo” della protezione dei clan. Per i legali di Dell’Utri, Palermo non sarebbe competente a indagare visto che il denaro è transitato tutto attraverso conti romani e fiorentini. Il 25 luglio scorso invece, i giudici del processo d’appello bis contro Marcello Dell’Utri, avevano respinto la richiesta avanzata dalla pubblica accusa di sentire chiamare in aula l’ex presidente del consiglio.