Amo le Olimpiadi. Da sempre. Forse perché mio padre, che non ama particolarmente il calcio, ma preferisce l’atletica leggera e il pugilato (che ha praticato in maniera dilettantisca da giovane), le ha sempre attese con piacere e passavamo ore a guardarle insieme. Poi, di mio, ci ho aggiunto la passione per la ginnastica artistica, la pallanuoto, il basket (magico il primo “dream team” americano), il nuoto sincronizzato (sport di mia nipote Serena) e il nuoto. Insomma, quando ci sono le Olimpiadi per me è un gran bel momento. E uno dei pochi in cui sono supporter “senza se e senza ma” dell’Italia, dei suoi atleti e di quella bandiera che vedo salire, in uno qualsiasi dei gradini del podio. Da quando vivo qui, se non vince l’Italia, sono contenta quando vincono atleti statunitensi, ovviamente. In generale, però, mi piace l’idea che, finalmente, tutti, ma proprio tutti gli sport (anche quelli che non conosciamo) e tutte le nazioni (persino una composta da quattro atleti “senza nazionalità”) possano avere momenti di gloria in una scena televisiva solitamente appiattita solo sul calcio.

Mi sono stupita, dunque, sinceramente, di fronte alla quantità enorme di commenti apparsi sui social network, soprattutto da parte di donne, contro Federica Pellegrini, atleta di grandissimo pregio che ha portato vittorie indimenticabili all’Italia (e che speriamo ne portera’ ancora), la cui storia, nel nuoto, per decenni è stata pari a zero. O quasi.

Le donne, ma anche molti uomini, detestano Federica. Molti di loro. E quando ha perso malamente nei 400 stile libero (specialità non sua, fra l’altro) sembravano tutti non aspettare altro.

Ora, io non conosco Federica, se non come una grande nuotatrice e non capisco le ragioni di tanta acredine. Forse perché bella? Forse perché innamorata di un gran bel ragazzo e poi di un altro altrettanto bello? Forse perché a volte capricciosa? O un po’ diva? Qualsiasi siano le “spinte propulsive” all’acidità che accompagna i commenti contro di lei, onestamente non li comprendo e li trovo davvero specchio triste di una tendenza a creare idoli e poi distruggerli tutta tipicamente italiana.

Federica Pellegrini è una campionessa di nuoto italiana che se perde, perché non è in forma come lei stessa ha detto, per prima cosa impedisce a quel tricolore di sventolare sul podio e poi, butta alle ortiche, ore e ore e ore e ore di lavoro massacrante per allenarsi. O forse si pensa che si arriva alle Olimpiadi perché si è raccomandati da qualcuno come avviene normalmente nel nostro Paese per tutto?

Fortunatamente per lo sport è necessario essere bravi. Bravi, talentuosi, testardi, determinati. Non simpatici. Ma bravi, tanto bravi da vincere. Prima di tutto contro i propri limiti. Tanto bravi da saper perdere con dignità come lei ha fatto quando ha detto “so di aver dato tutto ciò che avevo”. 

Avevo “difeso” qualche giorno prima, nell’ambito ristretto dei miei contatti, Valentina Vezzali, rea egualmente, secondo molti, di non essere “simpatica” e di essere – apriti cielo – berlusconiana. In cinque Olimpiadi di fila, Valentina Vezzali ha portato cinque medaglie a casa, una d’argento, tre d’oro e una di bronzo. Se la signora Santanché ne avesse vinte la metà avremmo tutti l’obbligo di lasciarle dire ciò che le pare, fuori dai campi sportivi.