Da stanotte Milano è un po’ più bella.

Le cosiddette coppie di fatto – espressione orripilante inventata per opporle alle coppie “di diritto”, come se un legame affettivo fosse categorizzabile in bene o in male – hanno oggi dignità di esistere anche per il Comune di Milano. E’ stato approvato il Registro comunale delle unioni civili, nel quale potranno registrarsi coppia sia dello stesso sesso sia di sesso diverso. 

Milano è l’ottantottesimo comune a dotarsi di questo strumento, come rilevano bene gli amici di Enciclopegaya. Essa non attribuisce uno stato civile, ma effettua un riconoscimento nel godimento dei servizi del Comune. Non è un matrimonio, e neppure un matrimonio di serie B, e neppure, a ben vedere, l’attribuzione dello status di “famiglia”: è la semplice ricognizione da parte del Comune di una realtà sociale esistente e viva.

La battaglia non è finita. Per essere tale, infatti, la dignità e l’uguaglianza devono essere piene. Non basta il riconoscimento comunale, occorre quello civile. Non basta l’attribuzione di diritti amministrativi, occorre il riconoscimento del pieno status e del legame di coppia sotto il profilo civilistico, del fatto che le coppie omosessuali e quelle eterosessuali non sposate sono famiglie come le altre e non hanno niente ha da invidiare alla – sin troppo scimmiottata – famiglia cosiddetta “tradizionale”, che poi è quella tipica cattolica di papà-mamma-figli, meglio se mono-religione e, per alcuni sedicenti defensores fidei, monocolore.

Quello di Milano rappresenta un buon passo, certo, ma bisogna fare di più. Molto di più.

Di positivo c’è sicuramente da rilevare che il PD non si è spaccato sulla questione. O meglio, non si è apparentemente spaccato, votando a favore del progetto di delibera comunale. Anche qualcuno del Pdl ha votato a favore, segno che forse il tema è sentito in modo forte anche da chi sta dall’altra parte. Se si sta giungendo a una maggiore consapevolezza e maturità, sul piano politico, in relazione a temi che qualcuno considera ancora “eticamente sensibili”, questo è tutto da vedere. Non scordiamoci, infatti, che in Europa ormai tutti i partiti di sinistra dei Paesi considerati “civili” sono a favore del matrimonio same-sex. Talvolta, lo sono anche partiti di destra, con in Inghilterra, dove anche la Scozia si dichiara ormai pro-gay marriage. Piano piano ci arriviamo anche noi, verrebbe da dire. Vero. Noi italiani siamo quelli sempre indietro.

Anche se Milano, oggi, è certamente più avanti di altre città italiane, non dimentichiamo che i registri comunali sono stati inventati in Olanda negli anni ottanta e che noi ci arriviamo solo nel 2012.

Non so se questo significa che avremo il matrimonio solo nel 2032, ma di una cosa possiamo essere sicuri: Milano oggi è un po’ più bella, solo un po’; aspettiamo con ansia di sapere quando, per citare il sindaco di New York Michael Bloomberg, l’Italia intera diventerà anche più aperta, libera e inclusiva.