“Un saluto a Gino Abbate e a tutti gli ospiti dello Stato”. Si è conclusa così l’esibizione del cantante neomelodico napoletano Raffaello, alias Raffaele Migliaccio, attrazione principale della festa della Madonna del Carmine, nello storico quartiere arabo della Kalsa, a Palermo.

Gli ospiti dello Stato sono, ovviamente, i detenuti. Gino Abbate è invece il boss mafioso della zona, meglio conosciuto come “Ginu ‘u mitra” per la sua abilità con le armi, arrestato l’ultima volta nel luglio del 2011 durante l’operazione Hybris

L’ultima dedica ai detenuti durante un concerto di musica neomelodica è stata immortalata da un video, pubblicato dal quotidiano online livesicilia.it. Alla fine della sua esibizione Raffaello, artista venticinquenne originario di Casoria, viene avvicinato da alcuni fan che gli porgono dei biglietti e gli suggeriscono delle dediche all’orecchio. Tra queste quella per “tutti gli ospiti dello Stato, che possano abbracciare presto le loro famiglie”, ma anche l’omaggio a Gino Abbate, storico boss del quartiere. Che però non ha potuto ascoltarlo perché al momento è detenuto.

Anche il cantante Raffaello ha avuto qualche piccolo problema giudiziario: nel novembre 2011 è stato arrestato per aver aggredito un vigile del fuoco e condannato per direttissima ad un anno per oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ironia della sorte lo stesso Raffaello è l’autore del brano “La nostra storia”, canzone d’apertura del film Gomorra, tratto dal best seller di Roberto Saviano.

Ancora una volta quindi una festa rionale in Sicilia è diventata l’occasione per inneggiare al boss locale e per mandare messaggi ai detenuti. “Sono feste popolari ma sono anche feste di mafia : un binomio a volte indissolubile” sintetizza il procuratore aggiunto della dda palermitana Ignazio De Francisci

E infatti non è la prima volta che il mondo della musica neo melodica, molto apprezzata nei quartieri popolari, s’interseca a quello della criminalità organizzata. Il 4 luglio scorso era stato arrestato in un’operazione anti Camorra il cantante neo melodico Tony Marciano, mentre precedentemente l’artista Lello Liberti era finito indagato per concorso in istigazione a delinquere a causa del suo brano “’o capoclan”, che inneggia alla figura del boss. A Palermo era invece capitato che il boss di Porta Nuova Calogero Lo Presti avesse bandito l’artista Vittorio Ricciardi, reo di non aver voluto salutare i detenuti alla fine della sua esibizione. “Fallo tornare a Napoli perché è un carabiniere, gli dici: senti, tu qui a Palermo non puoi cantare più non con me” aveva detto Lo Presti al manager di Ricciardi, spiegando che il saluto per i detenuti era importante perché “se il carcerato è messo davanti la televisione viene il cuore perché si sentono realizzati, si sentono pensati”.

Dopo l’operazione antimafia che aveva portato in carcere Lo Presti, Ricciardi era diventato una sorta di unica icona dell’antimafia neomelodica. Ruolo rifiutato nettamente dall’artista che aveva replicato con una decisa marcia indietro: “Io non ho mai detto no a Cosa nostra, anzi, non mi sono mai rifiutato di salutare chi soffre”.