Le macerie del municipio ottocentesco di Sant’Agostino – fatto saltare con la dinamite per ordinanza del sindaco, e a favore di telecamere – sono anche le macerie del nostro millenario rapporto con l’arte.

L’assessore ai Lavori Pubblici del comune emiliano ha dichiarato all’Ansa che le decorazioni del salone: “non erano opere di valore: si tratta di opere di soggetto campestre realizzate da artisti locali, e comunque non sarebbe stato facile recuperarle … È anche il segno della ripresa. Ora si potrà partire con un concorso di idee per un nuovo palazzo”.

Sull’ineluttabilità della demolizione è difficile avere informazioni precise: bisogna sostanzialmente fidarsi di chi l’ha disposta. Può darsi che davvero non si potesse far niente per salvare il municipio, anche se è impossibile non notare che, se fosse vero, sarebbe singolare averlo lasciato in piedi per due mesi. È però un fatto che, fin dai primi giorni dopo il terremoto, la sezione emiliana di Italia Nostra ha messo in guardia dagli abbattimenti decisi senza reale necessità e senza rispettare le leggi di tutela.

A far sospettare che la decisione sia stata corriva è il resto della dichiarazione dell’assessore, per il quale non si trattava in fondo di opere ‘di pregio’, e per il quale l’esplosione e il successivo, prevedibile, cemento sarebbero vitalistici e futuristici segni di ripartenza.

Personalmente non riesco a capire come la ripresa possa passare attraverso la dinamite e il cemento. “Solo i vandali possono pretendere che la città moderna nasca dalle macerie della città antica. Dobbiamo inchiodarci nel cervello la convinzione che la salvaguardia integrale del vecchio e la creazione del nuovo nelle città sono operazioni complementari, due momenti indissolubili dello stesso procedimento, che antico e moderno hanno prerogative materiali e spirituali distinte e vicendevolmente necessarie … Insomma, solo chi è moderno rispetta l’antico, e solo chi rispetta l’antico è pronto a capire la necessità della civiltà moderna”. Lo scriveva Antonio Cederna nel 1956: e a me sembra sempre verissimo.

Quanto al concetto di ‘pregio’. La Costituzione non tutela “le opere di pregio”, ma il “patrimonio storico e artistico della nazione”. Quel patrimonio è il tessuto continuo di cui parla Cederna, non le singole emergenze ‘di pregio’: ed è il martellamento del marketing che pompa i Caravaggio e i Leonardo veri e finti che ce lo ha fatto dimenticare, inducendoci a pensare che la tutela avvenga su basi estetiche.

Con quale coraggio il Comune di Sant’Agostino, e le soprintendenze emiliane che hanno distrutto il municipio, negheranno domani la distruzione di un giardino, o di un padiglione ottocentesco o liberty, al cittadino che vuole farsi l’autorimessa o la piscina? Non potrà dire, quel cittadino, che la sua personalissima ripresa ha da passare per quella distruzione?

Ma per fortuna in Italia non ci sono solo cittadini che inneggiano al cemento e alle ruspe.

A Ferentino, per esempio, un comitato civico ha ingaggiato una sacrosanta battaglia per difendere il contesto architettonico antico della chiesa romanica di Santa Lucia. Dopo aver denunciato la distruzione di un muro, al più tardi rinascimentale, appoggiato alla chiesa, il Centro ricerche e documentazione Ferentinum ha scoperto che la decisione era venuta nientemeno che dalla Soprintendenza archeologica, che non si era consultata con le altre soprintendenze, e che non aveva ritenuto quel muro – guarda un po’ – ‘di pregioì.
Sempre in Lazio, a Colleferro, è in corso un’altra battaglia: questa volta per difendere il castello medievale sito sul colle eponimo. Nonostante una valanga di pareri contrari (tra cui quello della sua stessa Commissione edilizia), il Comune vorrebbe avallare la costruzione di nove palazzine (una di quattro piani e tutte con garage) in un’area verde addossata al Castello. I cittadini reagiscono (li si può aiutare firmando qua), e propongono destinazioni alternative coerenti con l’interesse pubblico.

Il loro slogan è anche la convinzione di quella parte di Italia che pensa che il futuro non passi attraverso la distruzione: “Non possiamo seppellire sotto una colata di cemento le radici stesse della storia!”.