Poco prima delle 8 di sera, ora di Tel Aviv, il primo ministro israeliano Beniamin Netanyahu ha deciso di puntare il dito contro Teheran: “L’Iran è responsabile dell’attacco terroristico in Bulgaria e contro il terrore iraniano ci sarà una forte risposta”. Il presidente degli Stati Uniti  Barack Obama definisce “barbaro” l’attentato costato otto morti e conferma l’impegno americano nei confronti di Israele : “Gli Stati Uniti sono accanto ai loro alleati e forniranno l’assistenza necessaria per identificare e portare davanti alla giustizia chi ha compiuto l’attacco. Con Israele ancora una volta tragicamente target del terrorismo”, ha proseguito Obama, “gli Stati Uniti riaffermano il loro impegno incrollabile alla sicurezza di Israele, la nostra profonda amicizia e solidarietà al popolo israeliano”.

Attorno alle 17.30, nell’aeroporto bulgaro di Burgas, un autobus carico di turisti israeliani è esploso. Secondo i media locali, le vittime sono sette, mentre una ventina di persone sono state portate nei più vicini ospedali. In precedenza si era parlato di 8 vittime ma il governo bulgaro ha rettificato la cifra a sette. A bordo dell’autobus che stava portando i turisti in una località sul Mar Nero c’erano circa quaranta persone, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz e dai media bulgari. Altri due autobus sono stati danneggiati, ma senza causare feriti.

Immediatamente sono partiti per la Bulgaria team d’emergenza della Magen David Adom (equivalente israeliano della Croce rossa) per occuparsi dei feriti e una unità specializzata nell’identificazione delle vittime. Il bilancio finale, peraltro, potrebbe essere più grave: secondo il sindaco di Bargas, infatti, ci sarebbero 9 turisti israeliani dispersi mentre i feriti sarebbero oltre trenta, di cui quattro in condizioni gravi.

Sul posto, sono arrivati il presidente bulgaro, il primo ministro e il ministro dell’Interno, nonché il ministro degli esteri Nickolay Evtimov Mladenov, che per telefono ha aggiornato il suo collega israeliano Avigdor Lieberman. Le autorità aeroportuali bulgare hanno deviato tutti i voli sullo scalo di Varna, sempre sul Mar Nero. Le misure di sicurezza sono state rafforzate anche all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove sono stati annunciati ritardi dei voli in partenza e in arrivo dall’Europa. Inoltre, sono stati sospesi i voli per Azerbaijian, Grecia, Serbia, Turchia, Croazia, Thailandia e Sud Africa.

Le testimonianze sull’accaduto raccolte dalle agenzie di stampa internazionali e dai media israeliani sono divergenti, per il momento. Alcuni racconti parlano di un’esplosione che sarebbe partita dal cofano dell’autobus che trasportava i turisti israeliani, mentre secondo altri l’attentato sarebbe stato opera di un kamikaze, che è riuscito a salire a bordo del veicolo un attimo prima di farsi saltare in aria. Il quotidiano Haaretz riporta il racconto della madre di una dei feriti, Ron Parhan, secondo cui sarebbe stato un kamikaze a farsi esplodere a bordo del bus.

A gennaio di quest’anno, secondo la Bbc, il governo israeliano avrebbe chiesto a quello bulgaro di rafforzare le misure di sicurezza per i turisti israeliani che vanno in vacanza sul Mar Nero, dopo una serie di allarmi per possibili azioni terroristiche. In particolare, un pacco sospetto era stato intercettato su un autobus che portava turisti israeliani dalla Turchia alla Bulgaria, secondo la ricostruzione del quotidiano Jerusalem Post.

La stampa israeliana sottolinea come l’attacco sia avvenuto nel 18esimo anniversario dell’attentato al Centro ebraico di Buenos Aires. Il 18 luglio del 1994 85 persone vennero uccise e oltre duecento ferite dall’esplosione di una bomba nella sede dell’Associacion Mutual Israelita Argentina. L’attentato venne attribuito all’Iran – secondo alcune ipotesi investigative anche con l’aiuto di Hezbollah – ma l’inchiesta argentina è stata costellata di errori e approssimazioni, tanto che nel 2005 il giudice incaricato di condurla è stato rimosso per incompetenza. Teheran ed Hezbollah hanno sempre negato ogni attribuzione, ma sarebbe stata proprio la presunta responsabilità nell’attentato all’Amia la causa dell’assassinio di Imad Mughniye, uno dei capi militari di Hezbollah, il 12 febbraio del 2008, compiuto probabilmente da agenti del Mossad. Secondo il Jerusalem Post (giornale vicino al governo Netanyahu e alla destra israeliana) l’attentato di Bargas potrebbe essere una ritorsione proprio per quell’assassinio.

“L’esplosione rappresenta per Israele un attacco pesante – ha commentato il ministro della difesa di Tel Aviv Ehud Barak – Israele saprà trovare e punire i responsabili. Nel frattempo gli israeliani mantengano i nervi saldi e continuino a viaggiare all’estero”.

di Joseph Zarlingo

Aggiornato dalla redazione web alle 22.14