Il conflitto di attribuzione sollevato ieri dal capo dello Stato – che è anche il presidente del CSM, l’organo di autogoverno dei magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia, – è un atto senza  precedenti, che non mancherà di destare grandi dibattiti giuridici tra i tecnici e gli addetti ai lavori.

Personalmente credo che il pool di Palermo, il quale ricerca la verità sulle gravi stragi che hanno insanguinato il Paese negli anni novanta, abbia operato nel pieno rispetto delle regole, anche per la difficoltà (se non impossibilità) di interrompere intercettazioni che sono in genere automatizzate e che, dunque, si devono prima ascoltare e poi eventualmente distruggere, ma con la garanzia di un giudice (in quanto potrebbero essere utili anche all’imputato).

Ma non è questo il punto: al quesito risponderanno la Corte Costituzionale e, se del caso, le Corti Europee.
Il quesito che mi pongo è se non sia opportuno che queste intercettazioni (dando per buono che esistano, visto che il Quirinale ha chiesto chiarimenti in tal senso alla Procura di Palermo, e, solo dopo, ha incaricato l’avvocatura dello Stato di sollevare il conflitto di attribuzione) non sia meglio che vengano rese pubbliche.

Infatti, gli stessi PM hanno detto che non sono rilevanti ai fini del processo e il Capo dello Stato – accompagnato da un coro di consenso da parte dei politici – ha precisato che solleva il conflitto solo per “dovere del Presidente della Repubblica” e, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, per “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolta’ che la Costituzione gli attribuisce“.

Allora, considerato che inevitabilmente il segreto e la mancanza di trasparenza ingenerano inevitabilmente (ed ingiustamente) sospetti e cattivi pensieri e che in questo caso le stesse parti interessate (PM e capo dello Stato) hanno chiarito che non c’è nulla di anomalo (e che, anzi, la manipolazione delle parziali notizie uscite potrebbe dare ruolo a speculazioni), non sarebbe meglio che il Capo dello Stato ne chiedesse la pubblicazione integrale?

Francamente non ne vedo alcuna preclusione giuridica (neanche l’indagato Mancino  infatti ne avrebbe pregiudizio, posto che egli stesso avvalora e conferma la indiscutibile versione del capo dello Stato ed è quindi presumibile che sarà d’accordo, essendo nel suo stesso interesse) e credo che sarebbe un gesto di trasparenza che, nei giorni in cui ricade il ventennio delle stragi che hanno dato la morte a due dei migliori Magistrati che la Repubblica Italiana abbia mai avuto, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, desterebbe un consenso unanime tra i cittadini e consentirebbe alla Consulta di decidere in un clima di assoluta serenità sul delicato problema interpretativo che le è stato posto.