A giorni un pullman partirà da Milano: a bordo una composita compagnia di attori, ballerini, artisti, scrittori, che i dadi dell’esistenza hanno portato qui da Montevideo, Tirana, Nairobi o una delle tante città sparse sul globo.

Diretti a San Prospero, dove, dopo il terremoto ormai dimenticato di fine maggio, gli abitanti continuano a vivere in una tendopoli. “Volendo dare una mano, lì siamo stati indirizzati dalla protezione civile” dice Milton Fernandez, l’ideatore del Festival di Letteratura autogestito che si è svolto a Milano a ridosso dei giorni in cui la terra aveva scosso l’Emilia. Fin da allora, Milton aveva sentito impossibile andare avanti con il Festival senza assumere la contiguità dell’accaduto, perché la letteratura è, prima di tutto, promessa e impegno verso gli uomini. Qualcosa di simile disse Pablo Neruda nel suo discorso del Nobel: il poeta non è un piccolo dio, il prescelto da un destino cabalistico superiore, ma l’umile panettiere, colui che prepara il pane di ogni giorno come un dovere comunitario.

I nuovi cittadini di MilanoMondo andranno a scavare, ma porteranno anche libri a San Prospero. “E, anche se l’abbinamento può risultare stravagante”, dice Milton, “del cibo per animali. Che ci sono, anche se nessuno ne parla. Che contribuiscono a fare meno pesante la quotidianità dei tanti anziani e dei tanti bambini. Che hanno dei bisogni elementari, tali e quali a noi, anche se spesso ci appaiono trascurabili”.

Persone che hanno vissuto la cancellazione del proprio mondo –per l’esilio, per l’emigrazione, per l’angoscia della clandestinità, per lo straniamento in città indifferenti – sentono il bisogno di utilizzare le vacanze per ricostruire il mondo altrui, dando conforto a umani e animali. Che sia questa, la società civile?

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