La Federazione nazionale della stampa indice per settembre una manifestazione contro la legge bavaglio? O continuerà a limitarsi ai comunicati diramati alle agenzie, che all’establishment intenzionato alla legge bavaglio (Berlusconi, il ministro Severino, il Presidente Napolitano) fanno paura meno delle gride manzoniane?

Ieri Roberto Natale, che della Fnsi è il presidente, ha risposto al mio editoriale su Il Fatto, in cui mi rammaricavo di un clima contro la legge bavaglio diversissimo da quello degli scorsi anni, elencando puntigliosamente [vedi sotto] tutti i comunicati con cui la Fnsi ribadisce la sua opposizione alla legge bavaglio stessa. Ottimo e abbondante.

Ma negli scorsi anni la stessa Fnsi indiceva scioperi, chiamava i cittadini a manifestare nelle piazze, mobilitando ogni volta centinaia di miglia di persone, portando sul palco a parlare Saviano. Davvero sfugge a Roberto Natale la differenza tra i due tipi di impegno e di lotta?

Poiché il presidente della Fnsi conclude la sua replica al mio editoriale con le parole “se solo ha la cortesia di informarsi, Flores può stare tranquillo: il bavaglio non ce lo faremo mettere neanche stavolta”, e poiché nel frattempo i fautori della legge bavaglio sono molto più forti, visto che possono “farsi forti” di un recentissimo Alto Monito del Colle Più Alto (“si tratta di una questione che meritava già da tempo di essere affrontata”) è troppo chiedere alla Fnsi che ai comunicati seguano i fatti, e dunque la convocazione per settembre di una manifestazione nazionale in una delle piazze della capitale come negli scorsi anni, e la previsione di uno sciopero della categoria nel caso governo e parlamento provassero a far passare il bavaglio con un blitz estivo? Perché, dopo le dichiarazioni del ministro Severino e del Presidente della Repubblica, il “se e quando il disegno di legge Severino prenderà consistenza nelle aule parlamentari” è già in atto e varrebbe la pena essere realisti almeno quanto i boy-scout: “estote parati”.

Questo il comunicato contro il mio editoriale:

Sul Fatto Quotidiano di ieri Paolo Flores d’Arcais denuncia il silenzio della Federazione della Stampa di fronte al tentativo del governo Monti di far approvare quella legge-bavaglio che con Berlusconi a Palazzo Chigi in tanti, e con successo, contrastammo. Si deve essere proprio distratto, Flores. A suo beneficio, una sintesi dei nostri più recenti interventi pubblici:

“Non c’è mai nessun tempo buono per leggi-bavaglio, neanche quello dei governi tecnici” (13 marzo 2012). “Se la scelta fosse quella di imporre agli italiani meno informazione, non saremmo d’accordo oggi come non lo siamo stati ieri” (16 marzo). “Il sindacato dei giornalisti chiede alle forze politiche una elementare valutazione di opportunità: accantonino il provvedimento. Altrimenti non ci vorrà molto a riempire di nuovo le piazze. Il bavaglio alla cronaca giudiziaria non è accettabile, neanche se dovesse presentarsi come bavaglio tecnico” (9 aprile). “In tempi come questi, saggezza imporrebbe a tutti di non pensare neanche la più piccola forma di restrizione della libertà di informazione” (14 aprile 2012). “La Fnsi pensa che la questione intercettazioni debba essere espunta da un possibile testo di riforma “ (19 aprile). “Il diritto-dovere di cronaca non può essere merce di scambio politico. La Fnsi lo ricorda ancora una volta al ministro di Giustizia, Paola Severino, e alle forze che sostengono il governo Monti. E’ semplicemente inaccettabile che il diritto dei cittadini a conoscere fatti di rilevanza pubblica sia piegato a calcoli parlamentari. Insistere su questa strada avrà l’effetto di produrre una nuova mobilitazione anti-bavaglio, nella quale ancora una volta i giornalisti italiani saranno al fianco di tantissimi cittadini” (1 giugno). “Poiché a una parte della maggioranza non piacciono le norme anti-corruzione, per indorare la pillola gli si dà in cambio il bavaglio. Si sbagliano: non passerà” (6 giugno). E il 21 giugno, subito dopo che il Presidente Napolitano ha dichiarato che una legge sulle intercettazioni è “questione che meritava già da tempo di essere affrontata e risolta sulla base di una intesa la più larga possibile”, la Fnsi interviene per l’ennesima volta: “Non si capisce come si possa immaginare un intervento d’emergenza in quest’ultimo scorcio di legislatura. Le notizie da pubblicare non  possono essere scelte né dai politici né dai giudici”.

Come è evidente, sull’articolo 21 il sindacato dei giornalisti non cambia atteggiamento al mutare delle stagioni politiche. Se e quando il disegno di legge Severino prenderà consistenza nelle aule parlamentari, troverà le stesse risposte  – inclusi scioperi e manifestazioni – che hanno avuto Mastella e Alfano. Se solo ha la cortesia di informarsi, Flores può stare tranquillo: il bavaglio non ce lo faremo mettere neanche stavolta.

Roberto Natale, Presidente Fnsi