“Ho venduto Ibra e Thiago Silva al Psg”. Adesso non ci sono più dubbi: è stato Silvio Berlusconi in persona, perfetto deus ex machina, a sciogliere l’intreccio che negli ultimi due giorni ha appassionato i tifosi del Milan e gli appassionati di calcio di tutta Italia. I due grandi campioni rossoneri partiranno, alla fine: addio e au revoir, la Francia li attende. Parigi in particolare, e il Paris Saint-Germain dello sceicco al-Thani, che ha messo sul piatto quasi 65 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno.

Con questo trasferimento finisce un’epoca: quella della Serie A, ormai sempre più campionato di seconda fascia in Europa. E forse anche quella del grande Milan. Che per Berlusconi è stato sempre qualcosa in più di una semplice squadra di calcio.

Dal lontano 1986 – quando con una mossa a sorpresa rilevò la quota di maggioranza del club rossonero – sono passati 26 anni. E altrettanti trofei vinti. Un successo oggettivamente straordinario, che ha contribuito non poco ad accrescere la popolarità del Cavaliere. Alzi la mano chi non conosce qualcuno che dichiara apertamente di votarlo o averlo votato perché presidente del Milan.

Un manifesto del suo essere vincente in ogni cosa: con le imprese, con le donne, nel calcio. Che per gli italiani vuol dire praticamente nella vita. E anche un potente strumento elettorale.

Lo storico double (scudetto e Champions) della stagione 1993-1994 tirò la volata alla vittoria di Forza Italia alle politiche e alla nascita del primo governo Berlusconi. Poi le sue attenzioni si spostarono sul calcio-mercato: il luogo ideale per i coup de théâtre tanto cari al Cavaliere. Sempre grandi nomi e grandi trattative, magari più utili a solleticare la fantasia dei tifosi che a soddisfare le esigenze degli allenatori. Di sicuro mai banali, e spesso legati a doppio filo alla situazione della scena politica. Come nel 2008: quando – all’indomani della caduta di Romano Prodi, nel bel mezzo della campagna elettorale che avrebbe sancito la nascita del suo quarto governo (quello della maggioranza record) – il nome di Ronaldinho rimbalzò ripetutamente sulle pagine di tutti i giornali. E in luglio, al momento dell’ufficializzazione dell’acquisto, fu lui stesso a dichiarare: “Spero che i molti tifosi rossoneri che mi chiedevano di Ronaldinho al Milan siano soddisfatti e continuino a sostenere il Popolo delle libertà”.

Poi nel gennaio del 2009 fu la volta della telenovela Kakà: il trasferimento al Manchester City sembrava cosa fatta, ma il Cavaliere annunciò in diretta tv la permanenza del trequartista in rossonero. Merito della scelta del giocatore, soprattutto del suo personale intervento. Seguirono settimane di giubilo. Fino a giugno, quando il brasiliano fu effettivamente ceduto al Real Madrid. E proprio in quei giorni il Pdl patì un brusco stop alle elezioni europee. “Colpa di Kakà”, commentò seccato Berlusconi.

Uno spettacolo replicato lo scorso inverno, con un altro giocatore carioca. Stavolta a fare e disfare le valigie (direzione Parigi) fu Pato. Galliani, l’uomo mercato del Milan, era riuscito a piazzarlo al Paris Saint-Germain per circa 35 milioni di euro, nonostante i tanti infortuni patiti. Poi il trasferimento saltò, secondo molti per volontà proprio di Berlusconi. Riluttante a cedere Pato, un po’ per amor paterno (per non separare la figlia Barbara dal suo ‘moroso’), un po’ per amor di se stesso. Era convinto, in fondo, che l’inatteso lieto fine avrebbe potuto rinvigorire il suo consenso in calo. Specie se Pato, rientrato dall’infortunio, fosse poi tornato a segnare caterve di gol.

Ma le cose sono andate diversamente. Il “Papero” si è rifatto male, il Milan ha perso lo scudetto e il bilancio piange. Così, per aver voluto trattenere a ogni costo il futuro genero e personale pupillo, adesso Berlusconi si vede costretto a cedere alle lusinghe del Psg e vendere i suoi due migliori giocatori. Nonché le ultime stelle internazionali rimaste alla Serie A. Di fronte a un’offerta irrinunciabile e un risparmio complessivo di oltre 170 milioni di euro persino il Cavaliere ha dovuto chinare la testa, in questi tempi di crisi.

Smentendo anche se stesso: appena un mese fa era intervenuto (e sono tre) per fermare la vendita di Thiago Silva, sempre al Psg. “Ragioni di cuore”, aveva spiegato, Mentre Galliani lodava il suo “eroismo” e il canale tematico della squadra mandava in onda gigantografie del colosso brasiliano con la scritta “Grazie Presidente”. Ma era solo un bluff. Cala il sipario, lo spettacolo è finito. Stavolta non sembrano esserci margini di trattativa, per il nostro campionato e il club rossonero sarà dura riprendersi.

O forse no: perché col Cavaliere non si può mai dire. È notizia di ieri che Berlusconi sarebbe pronto a ricandidarsi alle prossime politiche: un buon motivo per fare cassa e trovare proventi da destinare a una campagna elettorale in grande stile. Ma chissà, magari anche per preparare un nuovo colpo di scena, l’ennesimo. Sempre che alla fine a far saltare la trattativa stavolta non sia Ibra (che non avrebbe ancora trovato l’accordo col Psg). Un altro che di colpi di testa se ne intende. E non solo sul campo.

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