Storie vere. Da quando non mi tocca più rientrare dal lavoro la sera alle 10.30, e da cenare, ho scoperto, l’estate, il cinema all’aperto di Piazza Vittorio: due schermi, dalle due alle quattro pellicole ogni sera, sempre centinaia di spettatori e la possibilità di recuperare tutti i buchi della stagione italiana e internazionale accumulati nei mesi quando il lavoro è più pressante e uscire la sera meno gradevole.

Quest’anno, a un certo punto sembrava che non lo facessero più: ero davvero dispiaciuto. Poi, è finalmente uscita la locandina, Notti di Cinema a Piazza Vittorio, dal 5 luglio al 2 settembre. Sei euro a testa l’ingresso, se hai in tasca un biglietto di giornata usato dell’Atac. Nel budget per la serata, 20 euro, ci sta pure il gelato: a Gianni Morandi, ai suoi tempi, bastavano 500 lire e qui ce ne vogliono 30 mila o giù di lì, ma, vabbeh, era pure cinquant’anni fa…

Ma torniamo a Piazza Vittorio. Andarci è davvero un godimento: capita di vederci certi film d’ambientazione romana, come Pranzo di Ferragosto; o Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio –il massimo-; o, di recente, Scialla; e ti pare quasi di stare in mezzo alla scena.

Però, c’è un però. Per arrivare alle arene, allestite dentro il parco cintato al centro di Piazza Vittorio, che è proprio bella come una piazza di Torino, costruita da gente delle parti mie, che voleva i portici per ripararsi dalle intemperie e dalla neve, bisogna fare uno dei percorsi più maleodoranti di Roma: odori intrisi di tutto, all’esterno della cinta, ma inequivocabilmente attinenti a liquami umani. A scapito dei baretti e dei chioschi di fiorai aperti lì intorno: difficile godersi il gelato pre o post cinema, con quelle zaffate; e anche il mazzolino alla tua bella, come glielo compri?, turandoti il naso?

Ora, mi domando e chiedo: sarebbe proprio difficile eliminare la puzza e rendere ancora più gradevole, e magari più frequentato, l’appuntamento con il cinema a Piazza Vittorio? Qui, non è questione della puzza sotto il naso di certi intellettuali, che eliminarla è impossibile; qui, è questione di puzza vera e propria sotto il naso dei cittadini romani: un bell’idrante –e un minimo d’educazione- farebbero alla bisogna.