In questi anni il linguaggio della politica è stato completamente modificato. È passato di moda il detto: “Buongiorno vuol dire veramente buongiorno”. Ha vinto quello del “sono stato frainteso”, inventato da Berlusconi e applicato non solo da lui.

L’ultimo è stato il presidente di Confindustria Squinzi che, dopo aver definito la spending review del governo “macelleria sociale”, dopo la bacchettata di Monti ha replicato usando le seguenti parole: “male interpretato, non capito, frainteso e decontestualizzato”.

La responsabilità di ciò è della tv è che ha consentito il cambiamento svuotando del loro significato parole come “principi”, “valori”, “etica”, “morale”, facendo diventare protagonisti personaggi che nella vita sono esattamente all’opposto di come vengono rappresentati dai media. Oggi in tv un politico può dire tutto e il contrario di tutto, senza suscitare indignazione. I partiti, appropriandosi della Rai e non solo, hanno fatto diventare la campagna elettorale infinita: i talk show sono presenti in tutti i palinsesti e i politici sono presenti in tutti i talk show. La polemica è lievitata sino alla esasperazione, diventando turpiloquio, non sgradito agli stessi conduttori perchè portatore di ascolto. Sgarbi, La Russa, Mussolini, Santanchè, gli esempi da citare sarebbero tanti. Come ha scritto Stefano Bartezzaghi: “Il motto è diventato qualsiasi cosa purché se ne parli”.

Oggi quello che vale per un prodotto commerciale vale anche per il linguaggio usato in tv dal politico che frequenta il salotto televisivo con il solo obiettivo di ricevere consenso. Il personaggio spesso usa la tv per far arrivare messaggi sottintesi, grazie al giornalista che lo intervista trasformato in “reggi microfono”.

Così ha fatto il sottosegretario Gianni De Gennaro dopo la sentenza di Cassazione che ha condannato definitivamente i poliziotti imputati per le violenze nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. De Gennaro, allora capo della polizia, è stato assolto da ogni responsabilità come se i suoi uomini avessero agito a sua insaputa, dopo i fatti aveva dichiarato in tv che gli agenti erano stati attaccati. Spacciando così le violenze come un atto di legittima difesa.

Qualche giorno fa dopo aver dichiarato che “tutte le sentenze devono essere rispettate sia quelle di assoluzione che quelle di condanna” ha espresso, in perfetta contraddizione, piena solidarietà ai funzionari condannati. Il G8 rimarrà per sempre una bruttissima pagina per le forze dell’ordine, ma nessuno ha messo in discussione il valore della Polizia di Stato, i cittadini non dimenticano quanti di loro hanno sacrificato la vita per compiere il proprio dovere.

Forse qualcuno (al Viminale si aspettavano che la Cassazione rimandasse il tutto in Appello), dopo la condanna è pronto a parlare, a fare nomi di chi ha dato l’ordine di introdurre le molotov e di picchiare a sangue. Il sottinteso delle parole di De Gennaro potrebbe essere questo: “Statevene tranquilli non vi lasceremo soli”.