“Nell’ordinamento attuale nessuna norma prescrive o anche soltanto autorizza l’immediata cessazione dell’ascolto e della registrazione quando, nel corso di una intercettazione telefonica legittimamente autorizzata, venga casualmente ascoltata una conversazione fra il soggetto sottoposto ad intercettazione ed altra persona nei cui confronti non poteva essere disposta alcuna intercettazione”. E’ il procuratore di Palermo Francesco Messineo a replicare all’editoriale di Eugenio Scalfari: “Si muovono alla polizia giudiziaria ed alla Procura di Palermo gravi quanto infondate accuse di avere commesso persino ‘gravissimi illeciti’ violando non meglio specificate norme giuridiche”.

Il riferimento è al passaggio di del fondatore di Repubblica in cui Scalfari sostiene che le conversazioni telefoniche tra l’ex ministro Mancino, indagato per falsa testimonianza nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, e il presidente della Repubblica non dovevano essere ascoltate, ma l’intercettazione si sarebbe dovuta interrompere subito. Il fondatore di Repubblica rimprovera ai Pm di conservare queste intercettazioni pur avendole giudicate, anche pubblicamente, irrilevanti e da distruggere. “Senza alcun intento polemico, ma solo per doverosa precisazione – aggiunge il comunicato – si chiarisce inoltre che in tali casi, alla successiva distruzione della conversazione legittimamente ascoltata e registrata si procede esclusivamente, previa valutazione della irrilevanza della conversazione stessa ai fini del procedimento e con la autorizzazione del Giudice per le indagini preliminari, sentite le parti. Ciò è quanto prevedono le più elementari norme dell’ordinamento – conclude il Procuratore di Palermo – che sorprende non siano state tenute in considerazione”.

Insomma, un errore in piena regola. Rilevato anche, con una punta di ironia dal sostituto Antonio Ingroia. Scalfari? Dispiace che un padre del giornalismo italiano sia incorso in questo grave infortunio dimostrando di non conoscere le più elementari regole della procedura. Lui ci accusa di non rispettare la Costituzione. Si informi, ma non è laureato in giurisprudenza e glielo possiamo perdonare”. Ma Napolitano gode di una protezione speciale, in quanto presidente, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo? “Un giudice non può decidere a capocchia di fare quello che vuole delle intercettazioni – dice Ingroia – ma c’è una procedura che è stata rispettata. Quelle sono intercettazioni legittime e il presidente della Repubblica ha le stesse garanzie dei parlamentari per le intercettazioni indirette”.

Poi Ingroia parla della solidarietà espressa da parte di Gianni De Gennaro ai poliziotti condannati dalla Cassazione per le violenze del G8 di Genova:  “La legge va applicata anche nei confronti degli uomini migliori – dice il magistrato – ma la solidarietà dell’ex capo della polizia nei confronti degli agenti condannati è normale, comprensibile. Non la trovo inopportuna. Gli uomini condannati sono persone valide, alcuni li ho conosciuti anch’io”.