Tra poco Ruby sarà santificata, Berlusconi descritto come un anziano generoso, Mora come un artista e Fede giornalista da pulitzer. Le testimonianze ai processi milanesi del mignottame di Arcore regalano strepitose perle di rivisitazione della realtà. E sarebbe poco rispettoso nei confronti dell’intelligenza umana, ritenere sincere molte delle affermazioni messe agli atti. Fin quando era il Cavaliere a mentire ci eravamo abituati. Anzi, solitamente, qualunque cosa dicesse serviva a confermare la verità: bastava considerare il contrario. Sull’ormai noto Bunga Bunga, disse che erano “solo cene eleganti”, ma i suoi seguaci, e non solo, si chiesero “chissà che combinava, il mandrillone…”. Il lettone di Putin (D’Addario), la farfallina a Casoria (Noemi Letizia), il palo da lap dance (Minetti e il suo esercito) hanno trovato conferme certe per tutti solo quando arcorino smentiva. 

Ma deve essere vero che mentire è un’arte e, come tutte le arti, non si può insegnare. Così qualche ragazza ogni tanto sbaglia qualcosa. E ognuna si inventa un pezzo nuovo. Lui ha dato il via con la storia del burlesque. Tutte dietro in maschera: “ci travestivamo per ridere”, dice una. “Con la maschera di Obama”, aggiunge una, “della Boccassini e di Fini”, azzarda un’altra. Che viene da chiederselo: se Berlusconi negli ultimi anni ha avuto due nemici quelli sono proprio il pm di Milano, Ilda Boccassini, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. E alle “cene eleganti” in serate “organizzate per rilassarsi” con figliole tipo Minetti, Berlusconi che fa? Gli copre il volto con due maschere dei suoi nemici? Raccontatele meglio, per favore. Un po’ più di fantasia. Che uno si immagina Maristelle Garcia Polanco, alta due metri, ex modella, carnagione color ebano, fisico statuario, occhioni da cerbiatta con la maschera di Obama? Se fosse vero Berlusconi sarebbe da rinchiudere in un manicomio. E in tutto questo rincorrersi di menzogne, affermazioni fantasiose, descrizioni di eventi improponibili con le ragazze in frequente contraddizzione tra loro, si perde il senso della realtà, i processi si perdono in mille rivoli e la giustizia sembra frastornata dalla confusione. Tanto che sfugge addirittura la gravità del fatto che Berlusconi mantiene le ragazze (le paga) mentre sono testimoni nel processo contro di lui

Cosi si arriva a sentire di tutto in aula. “Il presidente del Consiglio proprietario delle reti televisive mediaset? Non lo sapevo”, ha detto Chiara Danese. “Quindi emilio fede era un suo dipendente”, ne ha dedotto. Danese è una miss e magari davvero fino a ieri non era a conoscenza delle proprietà di Berlusconi. “Come è possibile che un presidente del Consiglio possa avere tre reti televisive?” si è chiesta in aula stupita. Eh sì, pazzesco eh? Una domanda sensata nel marasma di menzogne e ricostruizioni fasulle. Però è da venti anni che quella domanda è senza risposta.