“Non pensavo di farcela. Sono condannata alla vita. A sopravvivere ai miei cari. Se non è questa la peggiore delle condanne”, parla con pause lente Ljuba Rizzoli, vedova di Andrea, figlio del fondatore del Corriere della Sera. Ha vissuto una vita senza via di mezzo, fino al giorno più brutto, sua figlia Isabella, 22 anni, si lancia nel vuoto dal nono piano di un grattacielo di Montecarlo. E mentre lei vola in paradiso, per Lyuba è la discesa agli inferi. Elettrochoc e la risalita, apatica, graduale, con altre ricadute.

Ma non vogliono essere giorni di mestizia, Lyuba ha appena toccato il traguardo degli 80. “Il primo a telefonarmi è stato l’ambasciatore d’Italia a Montecarlo, Antonio Morabito e mi ha detto a nome dell’Italia ti auguro un felicissimo compleanno”.

Io, invece, voglio regalarti un vecchio saggio indiano: la vita è fatta di tutti i problemi che ti riserva ogni giorno, il nostro compito è trovarne le soluzioni. Infelice colui che nel alzarsi il mattino pensa di esserne esonerato…

La felicità è un talento, non un oggetto. Le cose brutte accadono, bisogna trovare uno stato d’animo impossibile da intaccare. Io quello stato d’animo non lo mai raggiunto. Ne felice, né infelice sono adesso. Ho appena finito la mia autobiografiaLa Noia sul dondolo“…In realtà ne ho scritte cinque, ma non le ho mai volute pubblicare.  

La scrittura è stata per te terapeutica?

Sono sprofondata in un abisso ma ne sono uscita. Puoi essere ricco e celebre quanto vuoi ma queste tragedie ti lasciano devastata. Non avevo il coraggio di telefonare alla mia amica Yasmin Aga Khan quando ho saputo della morte del suo unico figlio Andrews, morto a New York di overdose ( ndr. Jasmine è la figlia dell’attrice Rita Hayworth, morta di morbo di Alzheimer). L’ho fatto solo il mese scorso. Era inconsolabile. Come lo sono ancora io, dopo venticinque anni.

Del giorno più brutto cosa ricorda?

Eravamo in casa, Isabellina usciva da una crisi depressiva. Seduta sul divano, guardava la televisione, non ricordo quale film, ma c’e’ una scena in cui una ragazza si butta dal balcone. Spengo immediatamente la tivù e le dico andiamo a fare una passeggiata. Le dico cantiamo insieme una canzone che ci tira sù. La “mia bambina” sorride, è stato il suo ultimo sorriso per la mamma. Poi va in camera sua, dice, a cambiarsi. I minuti passano, la chiamo, non risponde. Ho un bruttissimo presentimento, poi sento le sirene dell’ambulanza e non ricordo più nulla. Mi sono risvegliata in un letto d’ospedale, imbottita di sedativi, soffocata dal dolore.

Come ne sei uscita?

Con l’elettrochoc. Non avevo altra scelta: finire nel nulla o sopravvivere, ma solo tramite quelle scosse elettriche. Era come stare su una sedia elettrica. Molte persone sono contrarie a questa terapia, ma io non avevo scelta. Il corpo che girava per conto suo con la violenza di un uragano. Questo è stato il mio risveglio. Un risveglio che ho vissuto per nove volte. Un incubo senza fine che mi ha salvato la vita.

Ljuba ha qualche rimpianto di essere stata una madre ingombrante?

Isabellina è figlia unica. Sai ne parlo sempre al presente, me la fa sentire sempre viva. Le parlo, le chiedo consigli, è diventata il mio angelo custode. E’ la figlia del miracolo, i medici mi avevano detto che non ne potevo avere. Invece arriva la mia bambina, puoi immaginare la gioia mia e di Andrea, un padre anziano che poteva essergli nonno. Certo l’abbiamo protetta tanto, di troppo amore, in una gabbia dorata fatta di collegi e tate.  

Di tutto quel mondo chi ti è stato vicino? 

Il dolore ti porta a  una  dimensione più umana. Ad essere chi sei e non chi dovresti essere. Per colmare il vuoto incolmabile, ho “adottato” una figlioccia Lynn Verlayne, di origine belga, bella e talentuosa, che compone musica pop, canta e balla. Mi ha dedicato una canzone “Unstoppable“. Mi da gioia seguire la sua carriera, passo dopo passo.

Diceva un nostro amico, Franz Kafka,: “Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza, non diventerà mai vecchio.”

Ecco, questo è per te, Ljuba. Auguri.