Il Fatto di martedì 26 Giugno non contento di titolare il pezzo in prima pagina Italia-Germania / L’Ultima Partita, e due intere pagine agli Europei 2012, indulge con continui ri/ferimenti al calcio anche in altri pezzi come quello titolato Nelle Mani dei due Mario, in cui il pur serio Oliviero Beha, mettendo sullo stesso piano il dannato calcio con una crisi finanziaria in grado di far implodere il pianeta, tra l’altro scrive: ”Così, l’Italia Nazionale e l’Italia Paese continuano a treccia il loro percorso verso la semifinale europea di Varsavia, e il vertice Ue a Bruxelles”. 

In compenso a pag. 2 il Fatto sente ancora il bisogno di mutuare termini calcistici per titolare un articolo di Stefano Feltri & Carlo Tecce sulla possibile crisi di governo titolato Finale di Partita. Nonché altri tre pezzi sulla stessa pagina dedicati all’imminente consiglio europeo titolati: Sconfitta, Pareggio, Vittoria. Ibidem a pag 4 in alto, dove campeggia un titoletto dedito all’esiziale interrogativo: I leader guarderanno la semifinale? Mentre il sottostante pezzo di Giorgio Meletti è titolato Monti gioca all’attacco con l’aiuto di Obama.

Per finire a pag 16, nella rubrica Il peggio della Diretta, Fulvio Abbate apre così: “Nomi di battesimo e Campionati europei di calcio, ecco i nostri temi di oggi…”.

Mi auguro che negli altri articoli, ho appena comprato il Fatto e non l’ho ancora letto tutto, non ci siano altri riferimenti calcistici magari dimentichi della corruzione che alberga dentro a questo demi monde di miliardari in mutande, compresa una delle principali star omofobiche nazionali. Mi ri/ferisco ad Antonio Cassano, lo sguaiato esternatore di un’omofobia postribolare nazional-popolare.

Si sarà capito che son tra quelli, pochi purtroppo, che non amano il calcio, come del resto tutti gli altri sport basati sullo spettacolo, ma non che lo detesto. Detesto la continua commistione non solo di linguaggi, l’invasione, l’onnipresenza di questo supposto sport, per non dire del bisogno di molti giornalisti ed editorialisti e anchor men così/detti, di esternare le loro narcisistiche preferenze per questa o quella squadra. La loro smania di appartenenza, la loro coazione nel dichiararsi milanisti, juventini, Fi/renzini & via discorrendo.

Ho vissuto in Brasile quando era il primo Paese del così/detto terzo mondo, quando era ancora dedito-dedicato al futibol, come lo chiamano lì, dove però il calcio era soprattutto un gioco e la tifoseria era gioiosa e non violenta, un Paese in cui la stampa seria per distinguersi da quella no, non si sognava di scambiare le luci con le lanterne, cioè i problemi seri con quelli seriosi, da noi sempre trattati come fossero problemi di Stato & viceversa.