La confusione regna in questo nostro Paese. I magistrati di Palermo che stanno indagando sulla trattativa tra Stato e mafia vengono prima isolati e poi trattati come eversori, quando per Costituzione il cittadino ha il diritto di sapere perché il super latitante Provenzano non è stato arrestato quando i Ros del generale Mori erano stati informati dove si nascondeva, regalandogli così altri undici anni di libertà. Grillo che dichiara che destra e sinistra pari sono consentendo nel suo blog la pubblicità nazifascista di Forza Nuova. In Afghanistan l’infinita missione di pace, muore il 51esimo soldato italiano; il governo tecnico, invece di seguire Obama nel disarmo sta per varare una legge delega che consegnerà al ministro della Difesa (militare di carriera) la possibilità di trafficare in armi e sotto il bluff dell’annuncio della riduzione del 33% dei militari nasconde l’investimento, nei prossimi 12 anni, di 240 miliardi in nuovi armamenti.

Tutti sono convinti (salvo Berlusconi e i suoi sodali per interessi privati in atti d’ufficio) che la legge Gasparri deve essere cambiata per liberalizzare il mercato tv, ma nessun partito ci prova veramente: il terreno è minato. Sarebbe sufficiente chiedersi perché non vi sono imprenditori nostrani non in conflitto d’interessi disponibili ad acquistare La7. Il risultato dei sondaggi degli advisor scelti da Telecom per capire se il pacchetto Ti Media (La7, La7d e Mtv) è appetibile, è stato un po’ la cartina di tornasole. Il gruppo di Carlo De Benedetti ha declinato l’offerta, Sky ha spedito al mittente l’invito, sul campo sono rimasti Al-Jazeera (la Cnn araba imparentata con Tarak Ben Ammar da sempre in affari con Berlusconi) e l’americana Discovery Channel. È finita l’attrazione fatale della tv capitanata da Stella?

Gli ascolti nel 2012 sono in calo; il titolo nei primi sei mesi ha perso l’8,75%; l’indebitamento è in costante crescita (il Sole 24 Ore lo ha stimato per il 2012 in 200 milioni, comprensivo degli investimenti per la digitalizzazione). La7 sul mercato valeva il 2% prima dell’arrivo di Mentana, Dandini, Guzzanti, Fazio-Saviano, Formigli, Cucciari, e continua a valere il 2% nonostante abbia triplicato l’ascolto del tg, raddoppiato quello della prima serata e aumentato la pubblicità (in crescita anche nel 2012: più 15%). La tv generalista (Rai-Mediaset) continua a perdere ascolto: tra i 5 e 6 punti tra l’autunno 2011 e la primavera 2012 con relativo crollo della pubblicità. Per la prima volta le reti ammiraglie sono finite in prima serata sotto il 20% (Rai1 al 19, Canale5 al 17).

La novità positiva è l’aumento di ascolto dei canali digitali: in prima serata ha superato il 9%. Dovere del futuro vertice della Rai creare una direzione editoriale competente in grado di portare l’azienda fuori dal cimitero di idee in cui è stata relegata in questi anni, creando così opportunità lavorative per quei giovani inascoltati che hanno tante idee utili per rinnovare il servizio pubblico.

Il Fatto Quotidiano, 27 Giugno 2012