L’Italia è il fanalino di coda in Europa in termini di commercio elettronico e diffusione di Internet. Un fatto grave che produce conseguenze ormai insostenibili sul piano della competitività del sistema Paese nei mercati internazionali.

La colpa di questa situazione è certamente, in buona misura, di chi ci ha sin qui governato con sguardo miope e più rivolto al passato che al futuro. È, tuttavia, innegabile che una buona fetta di responsabilità è anche delle tante società dello Stato e del para Stato che, agendo in regime di monopolio legale o di fatto, possono permettersi il lusso di non investire in progresso e tecnologia, forti del fatto che i loro ritardi possono essere riaddebitati ai loro utenti e clienti, privi di ogni reale alternativa.

Illuminante è l’esempio di Trenitalia.

Avete mai provato a salire su un treno regionale – sono milioni i viaggiatori italiani che lo fanno ogni giorno – con un biglietto acquistato online? Trenitalia obbliga i viaggiatori a stampare il biglietto acquistato online e loro inviato in formato elettronico (n.d.r. PDF) prima di salire sul treno.

Ecco quanto recita l’avviso riprodotto in calce alla mail con la quale viene trasmesso il biglietto: “Attenzione:Per i biglietti elettronici regionali è necessario salire a bordo con la relativa stampa della ricevuta PDF allegata a questa e-mail. Per i biglietti ticketless è necessario salire a bordo con il codice PNR. Il mancato possesso della ricevuta PDF per i treni regionali, o del codice PNR per i biglietti ticketless equivale al mancato possesso del biglietto e pertanto comporta il pagamento del prezzo del biglietto maggiorato dalla relativa sanzione.”.

Ma il meglio viene una volta saliti sul treno.

Trenitalia, comprensibilmente, non si fida di biglietti stampati su un qualsiasi foglio di carta bianca e, quindi, contraddistingue i biglietti con un proprio codice alfanumerico prodotto attraverso uno speciale algoritmo e un c.d. QR-Code, una specie di codice a barre di nuova generazione.

Il controllore, una volta a bordo, è chiamato a puntare il suo smartphone in dotazione sul foglio spiegazzato sul quale è stampato il biglietto inviato al viaggiatore in formato elettronico e se, come spesso accade, non riesce ad acquisire l’immagine per colpa della luce, del movimento del treno o della troppa o troppa poca luce, a digitare sullo stesso smartphone il codice alfanumerico corrispondente al biglietto.

Se però gli si esibisce lo stesso biglietto, nel formato elettronico nel quale lo avete ricevuto, su un bel tablet di ultima generazione, senza pieghe e con un’immagine ad alta definizione, vi  dice che non può né leggere con lo smartphone il QR-code – benché, ormai da anni sia esattamente quanto accade nei nostri aeroporti con i biglietti aerei – né digitare il codice alfanumerico e verificare così l’autenticità del biglietto.

Come se non bastasse, i più ligi – e ce ne sono tanti – tra i controllori vi ricordano quanto scritto nella mail con la quale vi è stato inviato il biglietto elettronico a proposito dell’obbligo di stamparlo prima di salire sul treno e vi fanno 50 euro di multa.

È questa, evidentemente, l’idea di innovazione che ha Trenitalia e che può permettersi di avere grazie ad uno Stato che le garantisce un privilegio inutile e anti competitivo come il monopolio senza imporle alcun obbligo di modernità a favore dei propri clienti.

Ma non basta.

Quello che accade sui treni regionali italiani non è solo anacronistico e anti-innovativo ma anche illegale.

Per una volta, infatti, le leggi – persino quelle italiane – sono avanti alle aziende – se tale può definirsi un pachiderma del parastato come Trenitalia – e il Codice dell’amministrazione digitale, dimenticata legge dello Stato della cui attuazione Governo, Ministri e politici in genere si ricordano, ciclicamente, solo in campagna elettorale per promettere il miracolo – che per inciso fuori è da tempo realtà ed in alcuni casi, quasi storia – dell‘amministrazione digitale, stabilisce che “1. Il documento informatico da chiunque formato, la memorizzazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici…sono validi e rilevanti agli effetti di legge, ai sensi delle disposizioni del presente codice.”.

A che titolo dunque Trenitalia dopo aver venduto un biglietto on line ed averlo inviato al cliente in formato elettronico pretende di imporre a quest’ultimo di stamparlo, traslando, così sul malcapitato viaggiatore il prezzo della propria inefficienza ed assenza di modernità?

Non c’è nessuna ragione. Trenitalia è semplicemente fuori legge oltre che, evidentemente, fuori dal tempo.