Dall’Europa fino al semipresidenzialismo, passando dal suo ultimo governo e dallo spread. Silvio Berlusconi parla a tutto tondo davanti ai giovani del Pdl riuniti a Fiuggi e conferma, come  in appendice al libro ‘L’onestà al potere” di volere “continuare a essere il leader dei moderati finché gli italiani lo vorranno”. A Fiuggi specifica però che è disposto a farlo, a patto che gli italiani gli diano “il 51%” dei voti. 

Tra i primi temi da affrontare, c’è quello della crisi. L’ex premier prende di mira la cancelliera Angela Merkel e considera l’ipotesi di un uscita dei paesi dell’eurozona dalla moneta unica. Secondo l’ex presidente del Consiglio per uscire dalla “spirale di recessione senza fine”, la Banca centrale europea “deve diventare banca di garanzia finale di tutti i debiti e deve provvedere, alla necessità, a stampare moneta” ed è convinto che sia necessario scontrarsi con l’opposizione della Germania, che “ha tutte le convenienze di mantenere questa situazione”. Per sbloccare lo status quo “gli altri Stati dovrebbero unirsi e imporre alla Germania di uscire lei dal sistema dell’euro”. Addirittura, prosegue, “anche tecnici bancari tedeschi stanno esaminando questa possibilità” e se succedesse Berlino “darebbe la possibilità agli altri 16 Stati che la Bce diventi la vera banca dell’Euro”. Abbandonare la moneta unica, comunque, sarebbe “un espediente” per l’Italia e altri Paesi. “Io ho lanciato l’idea di domandarsi se noi, e gli altri Stati, non si abbia la convenienza, qualora la Bce non abbia poteri più forti, di uscire noi dall’euro: apriti cielo – aggiunge-, mi hanno accusato di tutto e invece non è poi una cosa così peregrina, certamente avremmo il vantaggio di poter svalutare la nostra moneta, all’occorrenza”. 

Poi passa in rassegna la situazione politica italiana, partendo dalla crisi del suo governo. Rivendica che “lo spread non era colpa nostra, ma colpa della debolezza di una moneta, l’euro, che non ha una banca garante e non stampa moneta”. Ricorda la sua discesa in campo nel 1994 chiede “scusa agli italiani” per averli “illusi”. Riguardo la necessità di cambiare “l’architettura dello Stato” ha ricordato che “se il Parlamento sarà costretto ad approvare la cosiddetta legge anticorruzione, che contiene norme che metterebbero tutti noi nelle mani dei pubblici ministeri, i pm potrebbero fare di noi quello che vogliono”. Descrive anche la sua situazione personale e si definisce “perseguitato della giustizia”. “Ieri mattina – prosegue – si è tenuta la 2.637esima udienza contro di me, si tratta di un record universale”. Sollecita quindi la necessità di una “vera” riforma della giustizia che non si è realizzata “per colpa di Casini, Follini, Maroni, Calderoli e Fini“. Addirittura ritiene che l’attuale presidente della Camera sia da molti “considerato il punto di riferimento dell’Anm”.

Guarda anche alle politiche del 2013 e spiega che il Pdl sta “trattando con il Pd per una nuova legge elettorale proporzionale alla tedesca” necessaria ribadendo per evitare la frammentazione con il “rischio” che ci siano “elezioni come in Grecia”. Smentisce le ipotesi di correnti e frazionamenti nel Pdl guidato da Alfano che “raccoglie il consenso di tutto il partito e sa parlare con la testa e con il cuore” ma aggiunge che il centrodestra cambierà nome, e sarà “un nome in cui compaiano i nomi della nostra religione, le due fondamenta che sono l’Italia e la libertà”