ciliegieRosse, chiare o scure, piccole o grandi, portatrici di giovanili memorie dove, a cavalcioni di un ramo, passavamo ore per meravigliose indigestioni, lasciando l’albero spoglio ma non privo di fascino orientale, con quel suo liscio e chiaro tronco. Foglie verdi e rami di una notevole elasticità che ci permettevano di cavalcare anche i più giovani e alti, quelli che trattenevano gli ultimi frutti e che solo nell’abbondare di fine primavera i merli neri cedevano a noi ragazzi che, come rumorosi sciami, non sapevamo che ben altre cose avremo dovuto digerire dalla vita.

Per merenda, per cena, per pranzo, per tutta la vita, scegliete almeno nell’ultima settimana di giugno ciliegie nei vostri mercati. Portatele a casa, resistendo alla…, come sapete, una tira l’altra. Dopo averle lavate, disponetele dentro una teglia da pizza senza lasciare alcuno spazio, fitte, fitte, quasi compresse una accanto all’altra. Poi, per un chilo, affogatele in mezzo litro di vino rosso e cospargetevi sopra un mezzo chilo di zucchero. Cuocendole dai 45 minuti fino a un massimo di 60 a 140°, portando se necessario a 160° per gli ultimi dieci. Fatele poi raffreddare e, nel convincimento che non potranno farvi male, mangiatene quante ve ne pare. Con il rosso giulebbe che vi avanzerà potrete condire, per successive affamate merende, fette di pane o serali gelati alla crema, anche se la panna montata, sporcata di questo meraviglioso sciroppo rosso, mi fa perdere ogni ritegno e abbandonare qualsiasi invito alla moderazione. C’è chi giura di avermi visto riempire un bicchiere di piccole fragole, anch’esse affogate, una volta divise in due, nel ciliegioso succo, per poi sigillarle con una dose massiccia, sempre, giust’appunto, di panna montata.