Nella maggioranza delle università inglesi sono già finiti i terribili finals, gli esami conclusivi di fine anno. Il sistema universitario inglese, infatti, è strutturato in modo tale da lasciare tre, se non quasi quattro, mesi liberi prima di iniziare il nuovo anno di studi.

Significa che chi studia in Inghilterra può passare l’estate nella nullafacenza più totale? Assolutamente no. Le estati degli studenti inglesi saranno anche lunghe, ma proprio perché devono essere productive: fin dal primissimo giorno di corso ti mettono ansia sull’importanza della work experience per il percorso formativo, e su quanto ci si debba impegnare per “build your CV” (costruirsi il curriculum).

Ed è essenziale iniziare subito. Una frase ti senti ripetere fino allo sfinimento è: “Mentre tu perdi tempo, là fuori è pieno di persone che stanno già facendo di tutto per avere il lavoro che vorresti tu”. Ovvero: il mondo del lavoro è sempre più competitivo, e con la crisi economica è ancora più difficile farsi strada. La soluzione, per gli inglesi, consiste nel collezionare fin da subito varie esperienze che spicchino sul curriculum.

Quindi, addio oziosi mesi estivi delle superiori. Comunque, non serve lavorare per dei mesi interi, anzi, in media le opportunità per work experience durano meno di quattro settimane. E spesso e volentieri non ti danno neanche un penny.

Su cosa devono puntare gli studentelli inesperti, allora, per farsi le ossa? Se qualcuno ha già in mente una particolare carriera la cosa migliore è iniziare a fare esperienza in quel campo. Per esempio, chi vuole diventare giornalista può scrivere su blog e giornali universitari, o collaborare con giornali locali. Ma a chi è ancora indeciso viene in aiuto un concetto carissimo agli inglesi: quello delle transferable skills, “competenze transferibili”.

Lavori come cameriere? Vuol dire che sai affrontare le ore di punta. Fai il commesso? Sai trattare con la gente. Insomma, qualsiasi lavoro, anche se non inerente al tuo campo di studi, permette di acquisire delle competenze che i datori di lavoro inglesi dicono – e sottolineo il “dicono” – di apprezzare. A detta loro, una grande opportunità quest’anno sono le Olimpiadi: chi trova un lavoro nell’ambito dei Giochi fa un figurone. Per non parlare del volontariato, a cui viene dato moltissimo credito.

L’anno più significativo per arricchire il curriculum rimane il secondo. E’ proprio agli studenti del secondo anno che solitamente sono rivolte le internships, degli stage considerati fondamentali appunto per risultare competenti agli occhi di futuri datori di lavoro.

E così, ci si dovrebbe laureare con un curriculum già di tutto rispetto. Varrà la pena di tanto disturbo? Con i tempi che corrono, non abbiamo garanzie di trovare il lavoro dei sogni neppure con un curriculum stellare. Eppure, quella inglese pare l’unica alternativa al disperarsi sui nuovi dati sull’occupazione.

Di Roberta Damiani, studente alla Queen Mary, University of London