E’ un quadro a tinte fosche e che –salvo che non intervengano forti ed energici cambiamenti di rotta – lascia ben poche speranze per il futuro della Siae – la gloriosa società autori ed editori che fu di Verdi, Verga, Carducci e molte altre eccellenze della cultura italiana – quello tratteggiato, nelle scorse settimane, dinanzi alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati da chi conosce bene l’Ente di Viale della letteratura.

Tra tante divergenze di opinione e, talvolta, qualche contraddizione, ci sono, infatti, alcune cose sulle quali tutti sono d’accordo: la crisi della Siae ha origini antiche, la conflittualità tra le diverse componenti autorali e degli editori c’è da sempre ed è pressoché ineliminabile, la natura bifronte – metà ente pubblico economico e metà società privata – è, ormai, priva di senso e, soprattutto, l’attuale Siae non ha un futuro.

Lo dicono – in modo più o meno esplicito – il Prof. Mauro Masi, per anni commissario straordinario della Siae, il Prof. Giorgio Assumma che della società è stato l’ultimo Presidente, prima dell’attuale commissariamento e Francesco Chirichigno e Domenico Caridi che, in epoche diverse, si sono seduti sulla poltrona di Direttore Generale che è ora di Gaetano Blandini.

Non ha dubbi il Prof. Masi nel sottolineare che la circostanza che la gestione dei diritti, oggi, sia affidata ad un ente pubblico “non ha senso comune” e che, in ogni caso, la Siae non è attrezzata per la gestione del diritto d’autore online, l’unico che conta giacché – lo dice esattamente in questi termini – il “resto sono favole”.

Occorre – a detta di Mauro Masi – creare un’unica Autorità nazionale cui affidare tutte le funzioni pubblicistiche in materia di diritto d’autore, oggi ripartite tra una pluralità di enti e lasciare ai privati la gestione dei diritti d’autore come avviene in tutti gli altri Paesi del mondo.

“Non credo che la conflittualità interna alla Siae [n.d.r. quella tra le diverse componenti autorali e gli editori] sia eliminabile – dice il Prof. Assumma – che, poi, aggiunge che tale conflittualità che si registra sempre e, sebbene presente in tutte le realtà associative, spesso, in Siae si manifesta con “modalità esasperante, debordanti nel campo dell’inciviltà”, come avviene allorquando si paralizza il funzionamento degli organi sociali.

Il Prof. Assumma – pur dicendo che non si tratta della propria “ricetta” – propone una soluzione: “ridurre la Siae ad un Ente pubblico a tutti gli effetti. Niente assemblea, niente comitati e niente Commissioni.”

Tutte le decisioni dovrebbero essere assunte dal solo Governo e l’Ente dovrebbe agire in forza di un contratto di servizio con gli autori ed editori.

54 miliardi di vecchie lire è il buco di bilancio che il Prof. Masi ricorda di aver trovato in Siae al suo arrivo mentre l’ex Direttore Generale Domenico Caridi, fa risalire fino al 1978 la genesi del disavanzo del fondo pensioni che sarebbe all’origine dell’operazione di dismissione del patrimonio immobiliare della quale tanto si è parlato nei mesi scorsi.

“Mi accorsi subito che la società non poteva stare in concorrenza né avere un bilancio in pareggio” – dice Francesco Chirichigno, direttore generale sul finire degli anni ’90 – “troppi costi e troppi dipendenti”.

E poi ricorda che fu necessario dismettere uno o due immobili importanti per dare ossigeno alle casse della società.

Sembra, insomma, evidente che la crisi economica dell’ente sia un fatto tutt’altro che nuovo e ciò a prescindere dalla realtà raccontata da questo o quel bilancio.

E di bilanci, parla, anche il Prof. Assumma, con particolare riferimento a quello del 2009 – l’ultimo da lui firmato – che secondo l’attuale sub-commissario Luca Scordino, sarebbe stato “truccato”.

“Truccato, in italiano significa tante cose” – dice – “può voler dire imbellettato o modificato ad arte per frodare”.

La seconda ipotesi è semplicemente inverosimile perché un bilancio della Siae è costruito sui dati forniti da un apposito ufficio di dieci persone che ha al vertice un direttore, che riporta al direttore generale, è controllato da un apposito osservatorio permanente dell’assemblea, rivisto da una delle più grandi società di revisione al mondo come la Ernst & Young e poi passa per le mani di tutti gli organi di controllo governativi che lo verificano e che hanno potere di intervenire non solo in relazione ai numeri ma anche sindacando le politiche aziendali.

Nessuno, tuttavia, ha sollevato alcuna eccezione su quel bilancio.

Il Prof. Assumma, questo non lo dice, ma la sua puntuale ricostruzione del processo di formazione ed approvazione del bilancio Siae, in uno con le tante e discordanti opinioni sui conti dell’Ente che stanno emergendo nel corso dell’indagine conoscitiva, possono avere solo due significati: o i bilanci Siae hanno sempre puntualmente riflesso l’andamento della società o in tanti – ivi inclusi gli uffici dei Ministeri dei beni e delle attività culturali, quelli del Ministero dello sviluppo economico e quelli della Presidenza del Consiglio dei Ministri – si sono voltati dall’altra parte, mentre vistavano i conti della società.

Ma se i bilanci della Siae sono, sin qui, sempre stati fedeli – come a tutti ci piacerebbe credere – perché, allora, il sub commissario Scordino, si sarebbe spinto a definire l’ultimo bilancio precedente al commissariamento, addirittura truccato?

Qualcuno mente, qualcuno nasconde qualcosa, nessuno, evidentemente, dice tutto quello che sa e che dovrebbe – al punto in cui siamo – raccontare.

Qualcuno, incluse, sfortunatamente, le Autorità di controllo e, dunque, il Governo.

E mentre il Parlamento si prepara a chiedere l’apertura di una commissione d’inchiesta sulla Siae, nella sede di Viale della letteratura, è in corso un autentico terremoto.

Il commissario straordinario, Gianluigi Rondi – ammesso che si renda conto di quanto sta accadendo -, i due sub commissari, Mario Stella Richter e Luca Scordino ed il Direttore Generale Gaetano Blandini sembrano intenzionati ad imporre alla Siae la stessa dieta che Marchionne – perseguendo obiettivi non da tutti condivisi e con mezzi non sempre ortodossi – ha inflitto alla FIAT.

Ma la Siae non è la Fiat.

Non è una qualsiasi società per azioni che possa rispondere solo ai suoi azionisti.

Il Governo non può stare a guardare mentre – a torto o a ragione – il management provvisorio della società dichiara guerra agli oltre mille dipendenti dell’Ente e decide di gestirne il patrimonio immobiliare come se fosse cosa propria.

Il Governo non può stare a guardare mentre un sub commissario, di propria nomina, denuncia, dinanzi ad una Commissione Parlamentare, di essersi imbattuto in un “bilancio truccato” ed il Presidente che firmò quel bilancio, dichiara tale denuncia, a dir poco, inverosimile e fantasiosa.

Il Governo, soprattutto, non può stare a guardare quando i suoi commissari straordinari avviano un processo – non è chiaro se di risanamento o liquidazione dell’Ente – che tradisce o, almeno, reinterpreta liberamente un piano strategico approvato nel 2010 che evidenzia limiti strutturali ed organizzativi della Siae e suggerisce rimedi, ben diversi.

C’è bisogno che il Governo – che, per inciso, a fine marzo ha prorogato il mandato al commissario straordinario ed ai sub-commissari – la smetta di mettere la testa sotto la sabbia, affidando la Siae al destino per essa prescelto da un minuscolo nugolo di ricchi autori ed editori e dai loro esecutori.

Serve un intervento forte.

Serve una riforma radicale dell’Ente che prenda atto, finalmente, che la società, ormai, si regge – come è spiegato al di là di ogni ragionevole dubbio nell’analisi sulla quale riposa il piano di risanamento – sulla fornitura di servizi che nulla hanno a che vedere con il diritto d’autore alla pubblica amministrazione e che non c’è più ragione – e forse non è più neppure legittimo – che la raccolta e la gestione dei diritti d’autore sia affidata, in regime di monopolio, ad un ente pubblico.

E’urgente che il Governo intervenga, innanzitutto, a tutela dei dipendenti dell’Ente che non è giusto paghino per le colpe dei loro manager e di alcuni ingordi azionisti e, poi, a tutela della cultura nel nostro Paese che non può restare in balia degli eventi che, prima o dopo, inesorabilmente, travolgeranno questa Siae.