Il nuovo come il vecchio. Maroni come Bossi: si dividono inquisiti, condannati e tesorieri. Il Senatur aveva come tesoriere Francesco Belsito, Maroni tra i suoi uomini ha Enrico Cavaliere, con una condanna sulle spalle. E legato a Stefano Bonet, inquisito nei tre filoni d’inchiesta sull’uso del denaro pubblico in mano alla Lega, compreso il presunto riciclaggio in Tanzania e Cipro. Al congresso nazionale in Veneto, la corrente di Maroni-Tosi ha inserito nella lista dei candidati probiviri Cavaliere. Non è stato eletto per un pelo, ma si è conteso il posto con Paola Gosis. Bossi nel 2005 lo aveva sospeso per sei mesi dal partito e declassato a sostenitore. Le sezioni di Venezia e Mestre ne avevano chiesto l’espulsione per gli investimenti in Croazia e in Liguria: nel villaggio Skipper, nel casinò dell’Hotel Istra a Pola e nella sala scommesse Bigonet a Genova. E lui aveva pagato per tutti ed era stato emarginato dal partito.

Ex parlamentare, ex presidente del consiglio regionale del Veneto, tra i fondatori della Liga Veneta, Cavaliere è stato condannato a due anni e tre mesi di carcere per bancarotta fraudolenta riguardo al buco finanziario di un miliardo 875 milioni di vecchie lire della società Ceit di Montegrotto Terme. Società fallita nel 2004 che avrebbe dovuto costruire il villaggio turistico Skipper sul golfo di Pirano, in Croazia, detto anche “il paradiso di Bossi”. L’operazione era sponsorizzata dai militanti, compresa Manuela Marrone (moglie di Bossi) e dall’attuale tesoriere Stefano Stefani. Sempre in Croazia il Carroccio aveva investito nella Santex, a Pola, una società che avrebbe dovuto aprire un casinò all’interno del mega villaggio Skipper. Ma pure qui si registra un fallimento finanziario e così il Carroccio decide di vendere la società ai Leichner, padre e figlio, croati, poi arrestati dall’Fbi per truffa.

La Corte di Cassazione descrive così le capacità degli investitori leghisti: “Valutazione incongrua, imperita e imprudente nella operazione immobiliare. Evidente gravità dei fatti”. Per la disastrosa campagna di Croazia Cavaliere fa da capro espiatorio. Ma l’uomo riappare per il ricorso contro la riforma dei vitalizi dei parlamentari. E’ uno dei 15 leghisti a essersi opposti ai tagli, ma Gianpaolo Dozzo, presidente dei deputati del Carroccio, chiarisce che Cavaliere e altri sono “ex parlamentari degli anni Novanta che da tempo non rappresentano più, a nessun livello, il nostro Movimento e non ne sono più iscritti”. Certo è che a Meolo, in provincia di Venezia, dove abita e dove Bonet è nato, si tiene nel 2008 la “Scuola politica e amministrativa del Basso Piave”, voluta dalla Lega, e lui è alla cabina di regia e intende insegnare come “si legge un bilancio”. Alla presentazione, con lui, c’è Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia di Venezia, e Daniele Stival, assessore regionale veneto, quello che disse che i profughi vanno “fermati col mitra”.

Pur senza incarichi istituzionali dal 2005, l’ex parlamentare vive nel sottobosco leghista. Tiene i contatti con Bonet, anzi “è Cavaliere che avvicina Bonet alla Lega”, rivela un leghista della prima ora. Infatti gli affari tra loro due corrono assai velocemente. Fra le società di Bonet c’è la Polare che cura, tra l’altro, i grandi eventi per i turisti sul Lago di Garda, promossi dall’associazione “Lago di Garda tutto l’anno” dell’onorevole Pdl nonché ministro-lampo Aldo Brancher, il pontiere con i leghisti. L’amministratore unico della Polare alla nascita era Cavaliere , e ne faceva parte anche Bonet che solo un anno dopo, nel 2009, subentra a Cavaliere nella carica di amministratore e il bilancio societario della Polare improvvisamente si gonfia: da 367mila euro a 25 milioni. Il bilancio forse stride con le finalità descritte nello statuto della società: “La società non ha fini di lucro e ha lo scopo di svolgere l’attività di ricerca di base”.

La Polare è una società consortile di cui ne fanno parte il Consorzio Marco Polo e Area Impresa, due società partecipate sia da Bonet sia da Cavaliere. Davanti al notaio, all’atto costitutivo, queste due società sono inizialmente rappresentate da Sonia Zoccoletto, domiciliata allo stesso indirizzo di Cavaliere a Meolo. Mentre la sede legale delle tre società è sempre a San Donà del Piave. Bonet nel 2010 cede quote societarie di Area Impresa e Marco Polo Technology alla società di diritto inglese Malaussene Limited con sede a Hertfordhire amministrata, fra gli altri, da Paolo Scala, coinvolto negli investimenti leghisti a Cipro, dove vive e lavora come promotore finanziario. Il suo nome emerge dalle indagine dei magistrati che l’avrebbero accostato alla cosca De Stefano. Per la procura di Reggio Calabria dalle conversazioni telefoniche emergerebbe che sarebbe Scala “il gestore dei fondi esteri del gruppo di imprenditori che ruotano attorno alle figure di Bonet, Romolo Girardelli e Belsito”. L’intreccio affaristico sarebbe confermato, secondo i magistrati, da diverse intercettazioni ma una merita maggiore attenzione delle altre. Scala parla con un certo Manolito. Ecco che cosa si dicono, Manolito: “Le buone notizie sono che Marina sta cercando di fare accettare la lettera perché è scritta a mano e mi hanno detto che quello che è scritto a mano e non può essere accettato per un importo grande come questo di 4,5 milioni”. Scala: “Io me ne frego tantissimo; a me interessa che vengano depositati i soldi oggi”. (…) “Quello che ci interessa è che venga aperto il conto corrente nuovo a Cipro per Stefano (Bonet) perché è da lì che poi partirà il denaro per andare all’altro”. Cioè Belsito, su un conto in Tanzania. Trasferimento poi bloccato. La Lega invece va avanti, da Bossi a Maroni. Con Cavalieri.

di Paolo Tessadri