Bingo! Oggi tutti puntano sugli scandali dell’ultima Lega. Ma anche il passato del Carroccio è stato costellato di avventure economiche non sempre fortunate. Come il nuovo tombolone del Duemila. Una passione che unisce la Lega con “avversari” politici come i Ds. Già, sono anni duri ed ecco che i partiti si buttano a pesce sul Bingo sperando di poter rimpolpare così le casse esangui. Poco importa, parrebbe, delle ricadute sociali del diffondersi del gioco.

L’amore del Carroccio per il tombolone del Duemila ci riporta al “padre spirituale” di Francesco Belsito. Quel Maurizio Balocchi, oggi scomparso, che è stato sottosegretario all’Interno con Berlusconi. Un uomo sveglio, che fa carriera a cavallo tra la Liguria e la Padania. Balocchi fu il grande signore dei conti della Lega e dei Bossi prima di lasciare il testimone proprio a Belsito, il ragazzone che in un batter d’occhio da buttafuori delle discoteche diventa sottosegretario dell’ultimo governo Berlusconi (ministro Calderoli, oggi membro del triumvirato leghista).

Balocchi fu protagonista di una serie di avventure imprenditoriali non sempre coronate da grandi successi. Come il tombolone. Scommessa tentata con un gruppo di amici, alcuni esponenti del Carroccio, altri comunque gravitanti in quell’area politica. La società si chiamava Bingo.net, la “risposta padana” all’asse diessina che faceva perno sulle federazioni di tutta Italia. Non andò benissimo. Ci fu anche chi, come l’allora senatore Ds Aleandro Longhi, un battitore libero, punto il dito sull’opportunità di aver un sottosegretario che contemporaneamente gestiva sale bingo. Ma di chi era la Bingo.net, che, dopo cambi di sede, trasformazioni societarie, procedure fallimentari è oggi in liquidazione? Tra i proprietari che si dividono i diecimila euro del capitale sociale spiccano Maurizio Balocchi (6.500), Enrico Cavaliere (mille) e Mauro Damian (mille). Bisogna ora raccontare qualcosa del loro curriculum. Cavaliere fu compagno di avventura di Balocchi nella tentata impresa immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria. Cavaliere, poi diventato presidente del consiglio regionale veneto, fu progettista del complesso. Come investitori (nella Ceit srl) figuravano molti esponenti del Carroccio. Il grande villaggio turistico doveva diventare “Il Paradiso dei Leghisti”. Finì invece con il crac.

Cavaliere torna in sella, sempre con Balocchi, nella Santex per gestire il casinò dell’hotel Istria di Pola. Una vicenda chiusa con la vendita delle quote. La terza avventura del duo è proprio Bingo.net. Cavaliere sarà deputato della Lega dal 1996 al 2000 e componente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.

Nella Bingo.net c’era anche Roberto Faustinelli, deputato nella tredicesima legislatura eletto nel collegio di Orzinuovi. Il sito della Camera elenca una sola proposta di legge in cui Faustinelli figura come primo firmatario: “Disposizioni per la realizzazione dell’asse viario tra Orzinuovi e Brescia”. Nella Bingo.net c’è anche Mauro Damian, lui pure finito nel buco nero del crac del “Paradiso” del Carroccio.

E la stessa Bingo.net andò a fondo, nonostante il prestito che gli concesse la banca padana Credieuronord di cui lo stesso Balocchi e Stefano Stefani, un altro sottosegretario dell’epoca, erano amministratori.

Un istituto nato nel Duemila dopo una campagna a tappeto nelle sezioni della Lega, sollecitata con una lettera di Umberto Bossi.

L’obiettivo dichiarato era ambizioso: “Portare avanti gli ideali della Lega: la difesa del risparmio delle famiglie e della piccola e media impresa”. I militanti ci credono. Affidano il loro denaro all’istituto. Vengono raccolte tremila sottoscrizioni fino a cento milioni di lire. Si parte con due sportelli a Milano e a Treviso, ma presto si capisce che l’avventura prende una brutta piega: il bilancio del 2003 si chiude con otto milioni di euro di perdite, dodici di sofferenze su 47 di impieghi. La tecnica creditizia pare piuttosto singolare: la metà delle sofferenze fanno infatti capo a cinque soggetti, tra cui la società Bingo.net.

Nel maggio 2003 un’ispezione di Bankitalia fa emergere il dissesto. Una mezza dozzina di deputati del Carroccio rischia di essere coinvolta nel crollo. Centinaia di risparmiatori padani sono sul piede di guerra. A quel punto arriva il salvatore. Chi? Gianpiero Fiorani, allora numero uno della Banca Popolare di Lodi. Se la Lega non finisce a gambe all’aria, lo si deve proprio a lui. Che fino al 2004 garantisce milioni di euro di finanziamenti al partito di Bossi e a molti suoi dirigenti. Il Carroccio offre come pegno la storica sede di via Bellerio, la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida, dove ogni estate il popolo padano si riunisce sventolando le bandiere verdi. Così la Lega evita la bancarotta. E Fiorani spera di ottenere l’appoggio delle camicie verdi alla sua spericolata scalata ad Antonveneta e alla politica di Antonio Fazio, l’ex governatore di Bankitalia.