Fa persino tenerezza questo anziano papa che dice di attraversare il mondo in rappresentanza del Dio eterno tra noi uomini e donne effimeri, di agire in Suo nome, di parlare secondo la Sua volontà, insomma di essere il Suo vicario in Terra, sebbene tra umanissimi intrighi, tradimenti, cattiverie, ossessioni sessuali, delitti finanziari.
 
Ma poi, non fidandosi del tutto di Colui il quale dovrebbe come minimo coprirgli le spalle, vista l’abnegazione con cui affronta i quotidiani sacrifici, compreso quello di rinunciare in pubblico al conforto di padre Georg, se ne va in giro dentro a una patetica scatola di cristallo con le ruote, la Papamobile, tutta bianca, blindata, antiproiettile, antifolla, guardato a vista da una intera gendarmeria armata.
 
E questo transitare in tremenda apprensione per la propria incolumità, che dovrebbe essere scontato per tutti gli uomini che amministrano il potere per una volontà politica sempre parziale, risulta una piena incongruenza in questo caso, dove la volontà dovrebbe essere celeste e cioè universale. Svelandoci una solitudine così completa del primo tra i suoi fedeli, costretto dentro la Papamobile a non fidarsi degli uomini e meno che mai di Dio.
 
Il Fatto Quotidiano, 6 Giugno 2012